Nei giorni scorsi gli studenti del liceo Berchet di Milano hanno ricevuto la visita di un ospite speciale, un giocatore dell'Olimpia Milano. Niccolò Manion, 25 anni, nato a Siena, ha incontrato i ragazzi, di pochi anni più giovani di lui, confrontandosi con loro. Nato a Siena, cresciuto tra Italia e Usa, Manion ha maturato importanti esperienze sia nel campionato italiano che nelle competizioni internazionali.
Alle 14.15 le porte della scuola si sono aperte e Manion è stato accolto dai ragazzi con grande entusiasmo. A organizzare la giornata è stata la classe 4^ F del liceo, nell'ambito del progetto Olimpia@School, anche se all'incontro hanno preso parte ben dieci classi, con circa 100 studenti in tutto. Per l'occasione la palestra si è trasformata in una grande sala stampa, con i ragazzi che hanno formulato diverse domande al giocatore dell'Olimpia. Nicolò si è prestato a rispondere con pazienza e dispensando sorrisi. Nel suo racconto a 360 gradi è partito da lontano, da quando era bambino e iniziava a coltivare la sua grande passione per il basket, poi divenuta una professione.
Quando gli hanno chiesto qual sia stato il sacrificio più grande nella sua vita da atleta ha risposto così: "I maggiori sacrifici li ho affrontati quando ero più piccolo, rinunciare alle feste con i miei amici e mantenere un certo rigore nel mio stile di vita". Tornando all'attualità, gli hanno domandato come riesca ad affrontare la pressione in campo: "Prima di tutto - ha risposto - lo si fa durante l’allenamento, preparandosi con costanza, ci si sente pronti a gestire qualsiasi situazione durante le partite".

Niccolò ha poi rivolto un messaggio ai ragazzi: "Il successo richiede impegno costante, ma è fondamentale non mettere troppa pressione su se stessi e mantenere la fiducia nelle proprie capacità". Impegno, sacrificio, allenamenti, forza di volontà: ingredienti tutti importanti per ottenere buoni risultati sul parquet, unitamente alle doti tecniche. Però non bisogna mai dimenticare che lo sport va vissuto con spensieratezza e gioia, sì, insomma, con quello spirito leggero che un gioco richiede. Senza mai essere troppo critici verso se stessi.
Inevitabile parlare del futuro: Manion ha raccontato di non sapere ancora cosa "farà da grande", ma che si immagina sempre vicino al mondo del basket, magari come coach coi ragazzi, a scuola o all'università.
Dopo una lunga sfilza di domande i ragazzi, divisi in squadre, si sono messi a giocare. Ovviamente a basket. Niccolò è stato ben felice di unirsi, prima ad una squadra, poi a un'altra. Il cambio di casacca avveniva come "premio" per le squadre che indovinavano più informazioni sul suo conto. A concludere la giornata-evento un ricco buffet reso ancor più "speciale" dal fatto che, a prepararlo, sono stati proprio i ragazzi.

Un bel pomeriggio quello visssuta dai ragazzi del Berchet.
Sono stati fortunati a trovarsi di fronte un professionista che, a dispetto dell'età, ha già moltissime cose da raccontare (e insegnare). E chissà che, dopo questo incontro, in Mannion non sia cresciuta la voglia di poter diventare, un giorno, un coach dei ragazzi, avendo a che fare coi più giovani ogni giorno.