Giornata della felicità: i "segreti" per vivere sereni

Oggi siamo davvero felici? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Angela Turchiano che ci ha regalato preziosi spunti di riflessione

Giornata della felicità: i "segreti" per vivere sereni

Il 20 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata della felicità. La data fu scelta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite attraverso la risoluzione 66/281 avviata in Buthan il 28 giugno 2012. Questo Paese fin dai primi anni '70 ha deciso di adottare l'obiettivo della Felicità Nazionale Lorda sostituendolo al Prodotto Nazionale Lordo (PNL). Scopo della celebrazione è quello di riconoscere il benessere come uno dei massimi obiettivi a livello personale e di far sì che la politica pubblica si adoperi affinché la serenità, intesa come soddisfazione dei bisogni primari, sia garantita a tutti.

Ma cosa si intende davvero per felicità? La risposta è estremamente soggettiva e varia da individuo a individuo. Eppure esistono delle definizioni precise offerteci dalla psicologia. Si tratta di "coordinate" che ci consentono di trovare la gioia in noi stessi e di attingere alla stessa con sempre rinnovata consapevolezza. Una sorta di maieutica dei sentimenti, una rinascita al vero sentire di cui abbiamo parlato con la dottoressa Angela Turchiano, psicoterapeuta e psico-oncologa presso l'Ospedale Generale Regionale Miulli.

Definire la gioia

Sin dai tempi più remoti si è pensato al godimento in termini metaforici, descrivendo lo stesso come una fonte di ricchezza interiore solo in parte influenzata dagli stimoli effimeri esterni. Calzante è il concetto di "eudaimonia" degli antichi greci poi ripreso da Jung, secondo cui la gioia sboccia nel momento in cui entriamo in contatto con il nostro "daimon", ovvero l'archetipo che guida passioni e motivazioni inconsce.

Dottoressa, cos'è la felicità in ambito neurobiologico?

"In modo generico essa è descritta come la capacità di provare emozioni piacevoli ed è rappresentata da un senso generale di appagamento. Le neuroscienze hanno individuato i centri del piacere e della felicità nel sistema limbico: talamo, ipotalamo, amigdala e ippocampo. Sono stati altresì scoperti gli ormoni coinvolti: serotonina, ossitocina, dopamina, adrenalina, feniletilamina e gaba".

E da un punto di vista psicologico?

"Più complesso è argomentare cos'è la felicità in ambito psicologico, soprattutto se prendiamo in considerazione i diversi orientamenti a cui gli psicologi aderiscono. La psicologia contemporanea ritiene di sapere tutto sulla felicità, come se essa potesse essere descritta attraverso formulazioni valide per tutti e offerta a chiunque ne faccia richiesta. Un approccio recente è la psicologia della felicità dello psicologo Martin Seligman. Egli propone di spostare il focus sulle potenzialità dell'essere umano piuttosto che sulla ricerca introspettiva dei funzionamenti della mente".

L'elogio dell'infelicità

"Il sapere psicoanalitico - afferma Angela Turchiano - nel suo nucleo più vero e profondo di ricerca della verità è stato piuttosto un elogio dell'infelicità. Si pensi al pessimismo di Freud che vedeva nella necessaria repressione della pulsione la causa delle nevrosi, ma anche della civilizzazione, destinando così la vita umana ad una infelicità strutturale che è parte del nostro stesso assetto pulsionale. La ricerca della felicità ci uccide. Uccide la nostra singolarità poiché veniamo privati di quella energia che è la nevrosi. Poiché l'infelicità contiene in sé la possibilità generativa (pensiamo alla psicologia analitica di Jung e soprattutto di Hillman), se smarriamo questa risorsa, seppur dolorosa, perdiamo molto, ovvero la nostra stessa capacità trasformativa, creativa ed evolutiva".

Felicità e salute

Nel 2020 alcuni scienziati della Vrije Universiteit Netherlands hanno ipotizzato che il grado di serenità percepito potrebbe dipendere dal corredo genetico, anche se è quasi impossibile alterare le manifestazioni genetiche per migliorare questi aspetti. Secondo l'autore dello studio, Meike Bartels, geni ed emozioni sembrano essere strettamente correlati, con conseguenti ripercussioni sul benessere psicofisico.

La felicità fa bene all'organismo? Quali sono i suoi effetti?

"Una nuova branca delle neuroscienze sintetizzata dall'acronimo PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) descrive le connessioni corpo-mente tra i diversi sistemi funzionali dell'organismo e come si condizionano a vicenda. Sottolinea inoltre quanto le emozioni incidano sulla regolazione del sistema nervoso che, a sua volta, regola la secrezione di sostanze quali cortisone ed endorfine. Queste, a lungo termine, influenzano il sistema immunitario. I sentimenti spiacevoli possono portare a squilibri di carattere psicofisico, mentre quelli piacevoli nutrono una condizione di benessere e salute".

Essere felici oggi

Abbiamo sempre pensato alla gioia in termini non materiali, eppure ora uno studio sembra smentire questa concezione. Secondo lo psicologo Matthew Killingsworth e il premio Nobel Daniel Kahneman il benessere mentale aumenta con la crescita del reddito.

Si può affermare che oggigiorno siamo realmente felici? O dimostriamo solo di esserlo?

"In questo periodo storico la felicità viene a sovrapporsi al benessere materiale e finisce con il corrispondere al possedere oggetti, giovinezza e salute. Come dice Eric G. Wilson nel suo libro Contro la felicità, una mentalità da 'centro commerciale' che intende la vita come un luogo dove è possibile comprare tutto, non pensare, non soffrire, non aspettare, non invecchiare e nella quale gli individui sono terrorizzati dalla morte, dal conflitto e dalla tristezza. Proprio per sfuggire all'inevitabilità della morte l'uomo moderno, più che in passato, è caduto nella ricerca spasmodica della felicità. Si tratta questo di un vero e proprio meccanismo di negazione che, come tutte le difese, un po' ci protegge ma finisce per impoverirci".

Quali difficoltà si incontrano nella ricerca del benessere?

"Wilson descrive il nuovo disagio dell'uomo contemporaneo che, ossessionato dalla sterile ricerca del benessere a tutti i costi, perde di vista l'importanza del limite e della conflittualità interna che produce sì sofferenza, ma che è anche alla base della nostra complessità e creatività. Basti pensare che senza di essa non esisterebbero l'arte e la letteratura. Accettare la mia morte è un trauma che mi induce a vivere. Percepire la mia finitezza mi porta ad immaginare infiniti orizzonti possibili. Credo che non ci sia nulla di più vero".

La ricetta della felicità

"Nel suo ultimo libro Flourish (in italiano 'Fai fiorire la tua vita') - conclude la dottoressa Turchiano - Seligman espone la sua ricetta della felicità e spiega quali sono gli ingredienti necessari per il conseguimento della stessa: emozioni positive, coinvolgimento, relazioni, significati e raggiungimento degli obiettivi.

Purtroppo, o per fortuna, sono una psicoterapeuta psicodinamica e 'Io non ci tengo tanto a essere felice, preferisco ancora la vita', come afferma Momò, il protagonista de La vita davanti a sé dello scrittore francese Romain Gary".

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