C’è l’assalto alla Mercedes, fondi all’opera

Da Stoccarda: «Non ci sentiamo sotto scalata, ma sarebbe difficile contrastarla»

C’è l’assalto alla Mercedes, fondi all’opera

da Milano

Il gruppo Daimler, a cui fanno capo i marchi automobilistici Mercedes-Benz, Smart e Maybach, rischia di finire nelle grinfie degli hedge fund. Ovvero di quei fondi, colossali, che operano in ottica speculativa e che puntano a ritorni economici molto fruttuosi attraverso investimenti anche rischiosi. In Germania se ne parla più o meno sommessamente da oltre una settimana. Ma a far scoppiare il caso è stato ieri il settimanale Focus. Alcune banche, riporta il magazine, hanno informato il gruppo di Stoccarda che un investitore straniero, approfittando dell’attuale basso valore borsistico, sta rastrellando azioni su azioni. L’ipotetica scalata alla casa della stella è favorita dal crollo del titolo a Francoforte, passato dai circa 80 euro di novembre ai 36,64 di venerdì scorso. Al solo annuncio che il giro d’affari del gruppo quest’anno subirà una drastica contrazione, a causa della crisi dei consumi e del caro-benzina che hanno portato a un taglio dell’utile trimestrale del 25%, le azioni Daimler si sono deprezzate la scorsa settimana del 10 per cento.
È la stessa ragione che ha portato l’azienda bavarese Schaeffler a lanciare un’opa ostile su Continental, iniziativa resa più facile dal consistente calo del titolo del gruppo di Hannover. Ora, a riscaldare ancora di più l’estate tedesca, si è aggiunta la vicenda Daimler. In Germania gli investitori finanziari spregiudicati (non è il caso della famiglia Schaeffler) vengono soprannominati heuschrecke, cioè «cavallette». Essi trovano terreno fertile in quelle società dove non esiste un pool di investitori in grado bloccare un tentativo di assalto. Daimler, nello specifico, è particolarmente esposta a offensive del genere visto che il maggiore azionista è l’Emirato del Kuwait con il 7,6% delle quote. Il presidente Dieter Zetsche, dunque, non dorme sonni tranquilli anche se, come fa sapere al Giornale un portavoce di Stoccarda, «in questo momento il gruppo non si ritiene al centro di scalate; siamo soddisfatti della composizione dell’azionariato di riferimento». Ma è pur vero, aggiunge, che in caso di scalata «non potremmo contrastarla».
Stoccarda ha intanto lanciato un programma di acquisto sul 10% del capitale (96,4 milioni di titoli), per un massimo di 6 miliardi. La scadenza dell’operazione è fissata all’8 aprile 2009, data della prossima assemblea degli azionisti. Il caso Daimler ci riporta con la memoria a qualche anno fa quando la Fiat, grazie all’intervento della famiglia Agnelli attraverso l’operazione di equity swap seguita all’ingresso delle banche del convertendo nell’azionariato, aveva scongiurato di correre gli stessi attuali rischi dei tedeschi.


Come Bmw, che proprio venerdì ha lanciato l’allarme profitti, anche Stoccarda soffre in particolare la situazione economica americana. Unica consolazione, per Zetsche, è l’impatto positivo in Usa della piccola Smart: nel 2008, secondo l’importatore Roger Penske, le vendite cresceranno a 27.500 unità dalle 20mila previste.

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