Si è spento a 80 anni l'allenatore della Nazionale romena Mircea Lucescu. Aveva allenato anche in Italia: Pisa, Brescia e Inter. Nella sua lunga carriera come tecnico aveva vinto 36 trofei, tra cui una Coppa Uefa con lo Shakhtar Donetsk. Tra i suoi meriti induscussi c'è quello di aver lanciato centinaia di buoni giocatori e aver introdotto, tra i primi nel calcio, la scrupolosa analisi dei dati (match analysis).
Pur in condizioni di salute precarie negli ultimi mesi aveva voluto portare avanti senza alcuna esitazione il suo incarico da commissario tecnico guidando la nazionale romena nella sfida dei playoff per andare ai Mondiali, persa lo scorso 26 marzo contro la Turchia. Poi era stato di nuovo molto male. La federcalcio romena lo aveva sollevato dall'incarico e il giorno dopo era stato colto da un infarto mentre si trovava in ospedale. Da allora era rimasto in stato di coma.
Lucescu era nato il 29 luglio 1945. Come calciatore aveva giocato principalmente per la Dinamo Bucarest, ottenendo i maggiori successi della sua carriera: cinque titoli di campione di Romania e una Coppa di Romania. Era stato convocato 70 volte nella nazionale rumena, di cui è stato capitano nella fase finale dei Mondiali del 1970 in Messico. Così, qualche anno fa, aveva raccontato i suoi anni di calciatore: "Ai tempi di Ceausescu se ti andava bene potevi vincere la Coppa, il campionato no, quello non te lo facevano vincere, spettava alla squadra del partito, lo Steaua, che rappresentava l’esercito. La Dinamo apparteneva al ministero degli affari interni, della polizia, il Rapid a quello dei trasporti finanziari, il Progresul a quello delle finanze, poi c’erano 4 squadre in rappresentanza dei ministeri dell’Educazione".
Nel 1990 arrivò nel Belpaese. Lo volle a tutti i costi Romeo Anconetani, vulcanico presidente del Pisa e grande scopritore di talenti. Dopo i toscani Lucescu allenò il Brescia e poi finalmente l'approdo ad una big, l'Inter. Arrivato sulla panchina nerazzurra milanese nel dicembre del 1998, condusse la squadra fino ai quarti di finale, dove il cammino si interruppe contro il Manchester United, poi vincitore di quell’edizione del torneo.
Non furono, quelli italiani, anni ricchissimi di soddisfazioni sul campo. Riuscì a riscattarsi in Turchia, conquistando scudetti e coppe alla guida di Galatasaray e Besiktas. Ma è in Ucraina che riuscì a fare ancora meglio, a partire dal 2004, allenando lo Shakhtar. Lucescu impose alla sua squadra un calcio spettacolare, da alcuni definito "bailado", perché ricordava lo stile brasiliano. Non era solo una battuta poiché il club in effetti aveva diversi calciatori brasiliani di ottimo livello, che permisero alla squadra di vincere 8 campionati, 5 coppe e 6 supercoppe e soprattutto la Coppa Uefa nel 2009.
Dal 2004 lo Shakhtar iniziò a giocare sempre più di frequente la Champions League e, nell'arco di un decennio, Lucescu tagliò un traguardo importante, le cento panchine nella coppa dalle grandi orecchie. Prima di lui c'erano riusciti personaggi del calibro di Alex Ferguson, Arsene Wenger, Carlo Ancelotti e José Mourinho. Un club ristretto di grandi protagonisti del calcio.