Archiviato l'ultimo derby di Milano, con la vittoria dei rossoneri che ha riaperto il campionato, abbiamo riflettuto su un aspetto meno appariscente che la stracittadina evoca, con ricordi alquanto nefasti. Uno su tutti è da attribuirsi al deprimente filone degli acquisti sciagurati. Di promesse scintillanti che poi sono andate a infrangersi. Proviamo ad assemblare le due flop 11 di sempre, pur con l’avvertimento che molti “bidoni” resteranno fuori per ragioni di spazio in campo.
MILAN: LA FLOP 11
Il portiere
Jens Lehmann - Arrivato come potenziale titolare fisso per anni tra i pali, in realtà durò pochissimo. Tra uscite folli e papere, il suo ricordo è ancora fonte di potenti incubi.
La difesa
Tayta Taiwo - Si diceva avesse un tiro al tritolo, ma in fase difensiva sembrava un turista smarrito in un centro commerciale il sabato pomeriggio.
Roque Junior - Un mistero glorioso. Campione annunciato, eppure ogni suo intervento a San Siro trasmetteva la stessa sicurezza di un attraversamento in tangenziale nell’ora di punta.
Philippe Senderos - Arrivato dall'Arsenal per blindare la difesa, il monumentale svizzero si muoveva con la rapidità di un ghiacciaio e la reattività di un bradipo in letargo.
Djamel Mesbah - Simbolo degli anni dell'austerity, la sua corsa dinoccolata sulla fascia sinistra è il manifesto del "vorrei ma proprio non posso".
Il centrocampo
Bakaye Traoré - Un giocatore diventato "cult" per i motivi sbagliati; la sua dote principale era l'invisibilità tattica unita a una tecnica decisamente rivedibile.
Yoann Gourcuff - Presentato come il "Nuovo Zidane", si è rivelato un enigma psicologico e tattico, incapace di reggere la pressione di San Siro e del gruppo storico.
Lucas Paquetá - Lui invece doveva raccogliere l’eredità di Kakà. Invece ha vagato per il campo cercando una collocazione tattica che, a quanto pare, non è mai stata inventata.
L'attacco
Alessio Cerci - "L'Henry di Valmontone" doveva spaccare le difese, invece ha finito per fracassare i nervi ai tifosi con prestazioni svogliate e dribbling contro se stesso.
Charles De Ketelaere - L'investimento più pesante della storia recente, capace di trasformare ogni potenziale occasione da gol in un timido passaggio al portiere avversario, salvo poi risorgere all’Atalanta.
Ricardo Oliveira - L'uomo che doveva far dimenticare Shevchenko; costato una fortuna (e il cartellino di Vogel), dopo un gol all'esordio è diventato un fantasma da 3 gol in 26 partite.
L’allenatore
Óscar Tabárez (1996-1997) - Ereditare il Milan degli "Invincibili" di Capello era un compito ingrato, ma il "Maestro" uruguaiano riuscì nell'impresa di far crollare un impero in pochi mesi. Nonostante una rosa stellare (Baresi, Maldini, Weah, Baggio), il Milan di Tabárez apparve subito fragile e svuotato.L'eliminazione dalla Champions League subita a San Siro contro i modesti norvegesi del Rosenborg (1-2) nel dicembre '96. Fu la fine: Tabárez venne esonerato subito dopo. Per i milanisti di quel periodo, il suo nome è sinonimo di "fine di un'epoca d'oro".
INTER: LA FLOP 11
Portiere
Fabián Carini - Più che per le sue parate (poche), è ricordato per essere stato l'oggetto dello scambio con Fabio Cannavaro; un suicidio tecnico-tattico che grida ancora vendetta.
La difesa
Vratislav Greško - Il nome che ogni interista vorrebbe cancellare dal dizionario; il suo colpo di testa all'indietro il 5 maggio 2002 è l'emblema del dramma sportivo nerazzurro.
Nelson Rivas - Soprannominato "Tyson" per la stazza, sul campo dimostrò la stessa delicatezza di un elefante in una cristalleria, collezionando più svarioni che chiusure.
Gonzalo Sorondo - Arrivato dall'Uruguay come il nuovo pilastro della difesa, si rivelò un centrale di sale che si scioglieva a ogni folata offensiva degli avversari.
Dalbert - Pagato oltre 20 milioni al Nizza, è riuscito nell'impresa di far rimpiangere quasi tutti i terzini sinistri passati ad Appiano negli ultimi trent'anni.
Il centrocampo
Vampeta - "Il Vampiro". Arrivato come stella della nazionale brasiliana, durò quanto un gatto in autostrada, preferendo la vita notturna milanese ai faticosi carichi di lavoro di Appiano.
Ricardo Quaresma - Il re della "Trivela" che a San Siro si trasformò in un prestigiatore privo della valigetta dei trucchi. Ogni suo cross finiva sistematicamente nel terzo anello.
Geoffrey Kondogbia - Costato una fortuna dopo un derby di mercato col Milan, è ricordato quasi esclusivamente per un autogol da 40 metri in un'amichevole estiva.
L'attacco
Darko Pančev - "Il Ramarro". Scarpa d'Oro in Jugoslavia, all'Inter divenne la parodia di se stesso, fallendo gol a porta vuota che sembravano matematicamente impossibili da sbagliare.
Gabriel Barbosa (Gabigol) - 30 milioni di euro per un solo gol e una sfilata infinita di pettinature diverse; un oggetto misterioso che ha ritrovato il talento solo varcando l'oceano.
Diego Forlán - Arrivato per sostituire Eto'o, non poteva giocare in Champions per un errore burocratico della società e in campo sembrava la controfigura stanca del fuoriclasse visto al Mondiale.
L’allenatore
Frank de Boer (2016) - Arrivato a pochi giorni dall'inizio del campionato senza conoscere la lingua e la Serie A, è durato 84 giorni.
Ha collezionato 7 sconfitte in 14 partite, perdendo anche contro avversari modesti in Europa League (Hapoel Be'er Sheva). La sua disastrosa gestione è ricordata più per le lavagnette tattiche incomprensibili che per i punti portati a casa.