Re Carlo e lo scudiero Benzema: che show il Real al Camp Nou

Ancelotti si prende una ricca rivincita dopo aver perso el clasico per ben tre volte quest'anno: debordante la prova del Pallone d'oro francese

Re Carlo e lo scudiero Benzema: che show il Real al Camp Nou

Ormai non basta nemmeno più conoscerlo approfonditamente. Eppure, la Champions dell'anno scorso, sollevata affastellando clamorose rimonte, era un indicatore preciso. Tutta la sua storia pregressa, pure. Carletto Ancelotti è un re di Coppe, al pari della mostruosa creatura che guida. Ferito per tre volte nel clasico di quest'anno, il Real Madrid, ma non per questo defunto. Il distacco rimediato in campionato resta certo siderale, ma ieri le merengues si sono prese una ricca rivincita sui rivali di sempre del Barcellona. Xavi ci arrivava con quel pizzico di sicumera che ti assale quando hai espugnato - seppur di misura - il Bernabeu. Nulla di più sbagliato. Specie se dall'altra parte si aggira un insaziabile scudiero come Karim Benzema. Risultato? Fragoroso zero a quattro e biglietto staccato per la finale di Coppa del Re, contro l'Osasuna.

Succede così che il copione si ripeta. Esattamente come una manciata di mesi fa l'avversaria di turno si illude di controllarla, ma poi la gara le scivola lentamente via tra le dita come sabbia bagnata. Davanti al sempre folto pubblico di casa i Blaugrana stavano imponendo il loro gioco, solo che non riuscivano a metterlo a reddito. Lewandowski cincischiava col pallone, Raphinha fluttuava senza costrutto, Gavi non indovinava il pertugio. Saliva così gradualmente, diesel prorompente, il ritmo del Real.

Fintamente vulnerabili, i galattici di Carletto infilzavano i rivali con un contropiede mortifero, magistralmente concluso da Vinicius. Poi iniziava lo show di Benzema, capace di irretire tutta la retroguardia avversaria con quella sua glaciale attitudine sotto porta, le sequenze di movimenti tutti giusti, la capacità di eludere qualsiasi tentativo di marcatura. Si sgretolava così, firiabile come raramente era accaduto in stagione, la difesa di Xavi, aprendo porte e finestre alla tripletta del Sandman francese, simpatico per gli avversari come una tempesta di granelli nel costume dopo un bagno rigenerante.

Karim

Ma c'è un tratto che, più ancora degli squilli ormai ricorrenti del pallone d'oro, contraddistingue questo Real redivivo e, dunque, la sua guida tecnica. Ed è la capicità di indossare, più che in passato - quando l'attitudine era pressoché sempre dominante - l'umile saio della provinciale. Carletto e i suoi sanno insomma come si soffre. Hanno attraversato ormai molteplici volte il deserto della convinzione cacistica, quella che ti assale quando pare che quegli altri ti stiano prendendo a pallonate, e ne sono sempre usciti indenni.

Sanno travestirsi da frati per poi strappare le vesti e sfoderare la scintillante armatura di un Re di coppe e dei suoi cortigiani.

Il prossimo capitolo di questa nobile missione sarà di nuovo la Champions. Ormai li conoscono tutti, ma ancora nessuno è riuscito a far ruzzolare Carletto dal suo dorato scranno.

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