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A San Siro si gioca a tennis: Milan-Juventus finisce 1-6

Mentre Allegri si appresta a sfidare Spalletti per difendere il secondo posto, trent’anni fa succedeva l’inimmaginabile

A San Siro si gioca a tennis: Milan-Juventus finisce 1-6
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San Siro è un catino che ribolle d’ansia e d’attesa. Un'aria pesante e elettrica si addensa: è quella che precede i grandi smottamenti tettonici della storia. Aprile 1997, praticamente trent’anni fa. Allora come questa domenica la Serie A propone il suo piatto più appetitoso, lo scontro titanico tra due imperi, la collisione calcistica tra Milan e Juventus.

Oggi si giocano la seconda postazione in campionato: la remuntada spallettiana sta soffiando sul collo di Max, che dopo una stagione trascorsa a trazione anteriore vede incrinarsi una sequela di certezze. Se però quella di domenica è una questione di posizionamento sul podio, ben differente poteva dirsi il discorso in quel giorno di primavera - 6 aprile, per la precisione - di molti anni fa.

La Juventus di Marcello Lippi si presenta infatti a San Siro da prima della classe, con dieci risultati utili consecutivi. Certo, il miracoloso Parma preme forte alle spalle, avendo inflitto un saziante 3-0 alla Samp poco prima, ma i bianconeri sono alquanto convinti dei propri mezzi. Anche se, a giudicare dalla lista degli assenti, le cose potrebbero mettersi mica tanto bene: mancano protagonisti come Montero, Torricelli, Deschamps, Conte, Del Piero e Padovano. Non poca roba.

Dall’altro lato del campo però si muovono le macerie di un Milan che ha smarrito la sua gloriosa identità. Dopo il rovinoso periodo targato Oscar Tabarez, Berlusconi ha richiamato Arrigo Sacchi per riportare la barra a dritta, ma nemmeno il Vate di Fusignano è attrezzato per compiere miracoli.

Il Milan vegeta penosamente in zone ignobili - per il suo lignaggio - della classifica e sembra non trovare le forze per rialzarsi. Inoltre, anche l’infermeria dei rossoneri mica scherza: fuori Costacurta, Albertini, Weah, Davids e Ambrosini, mentre Coco ed Eranio devono accomodarsi in panchina perché non sono al meglio. Una squadra tumefatta nel corpo e nello spirito. In panca anche Roby Baggio: giocano Marco Simone e Dugarry.

Nulla però lascerebbe presagire il supplizio che sta per funestare la giornata del Diavolo. Un quarto d’ora passato ad annusarsi, certo, ma chi addenta calcio intuisce subito che la Signora è in controllo, con il trio di centrocampo - Jugovic, Zidane e Tacchinardi - che acquista metri e spazio ad ogni minuto che scorre. Poi si apre lo sfacelo rossonero.

Al diciannove destro (inusuale) di Vieri, corta respinta di Seba Rossi e Jugovic la sbatte dentro: 0-1 Juve. L’incipit di un diluvio. Mezz’ora: dopo un tentativo di reazione del Milan, affidato ad una conclusione della distanza di Boban, i bianconeri passano di nuovo. Conclusione di Jugovic che viene agganciata casualmente da Boksic, Rossi lo stende, Zidane trasforma il rigore. Sul crepuscolo del primo tempo esce per un guaio muscolare l’attaccante croato, entra Amoruso. Proprio lui serve a Jugovic la palla del tre a zero, infilata di potenza sul primo palo. San Siro ingolla sconforto. Ma il peggio deve ancora venire.

Sacchi mette finalmente Baggio, e il pubblico sommerge di fischi il mister per il tardivo cambio. Roby potrebbe segnare subito, ma Tyson Peruzzi respinge un suo formidabile colpo di testa. Poi la Signora colpisce ancora, stavolta con Bobo Vieri - alla sua prima segnatura a San Siro - su assist illuminato di Tacchinardi. Zero a quattro. Il Milan è dolente, la sua serata, turpe.

Ma non basta ancora. Amoruso raccoglie una corta respinta su tiro dello stellare Jugovic e fa il quinto. San Siro, demolito nell’orgoglio, inizia a svuotarsi. Marco Simone segna il gol della bandiera con una gemma al volo, ma poi Vieri, sul finire del match, fa doppietta e fissa il punteggio sull’impensabile e tennistico risultato di 1 a 6.

Quasi impossibile che domenica succeda di nuovo una cosa

del genere, ma ad ogni nuovo Milan-Juve, anche se ormai sono tonnellate gli anni che sfilano, quella ferita torna a bruciare sul fianco rossonero. E non c’è nuova vittoria che possa davvero lenirla.

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