Marco Bellocchio dice che il suo Portobello non è assolutamente un endorsement al "Sì" per il referendum sulla giustizia, che è una pura coincidenza che la serie dedicata alla tragedia di Enzo Tortora esca a ridosso del quesito referendario (20 e 21 marzo), però l'associazione è inevitabile. Anche perché il "film lungo" in sei puntate (una a settimana) in uscita sulla nuova piattaforma HBO Max il 20 febbraio, è una potente, lucida, durissima ricostruzione del calvario di un uomo morto in conseguenza di una ingiustizia subita da parte della giustizia stessa.
Portobello, una delle più belle serie italiane mai viste, con un cast di altissimo livello, una sceneggiatura ricostruita con grande lavoro e studio, una ambientazione perfetta, potrebbe essere benissimo assunta dalla parte politica di maggioranza che sostiene il referendum come spot per il "Sì". L'analisi degli errori pacchiani e della visione fortemente ideologica dei pm e dei giudici di primo grado che indagarono e condannarono Tortora, potrebbe infatti essere paragonata alle falle del sistema giudiziario attuale. La sola scena di un Pulcinella con la toga (un sogno di Tortora in cella) di per sé è una immagine potentissima.
Ma Bellocchio non ci sta alle strumentalizzazioni e, a chi gli rivolge l'inevitabile domanda, risponde anche un po' irritato: "Io non temo nulla - dice il maestro durante la presentazione alla stampa - questa serie è stata concepita prima dell'annuncio del referendum e parla solo della tragedia processuale di Enzo Tortora e della sua assoluzione. Quello che accade oggi per me non ha relazione con la serie".
Spetta a Fabrizio Gifuni, che dà corpo e sangue al presentatore televisivo, specificare il pensiero del regista: "Il timore non è di essere strumentalizzati, ma che spostandosi sulla politica non si parlerà della serie. Non si può fare un torto a un lavoro durato 2-3 anni; vederlo schiacciato sulla contingenza è sbagliato. Per cui io, come Marco, preferisco non parlarne ora. Dirò cosa ho votato dopo il referendum".
A spiegare il motivo per cui si è scelto di proporre la serie proprio in coincidenza con l'appuntamento referendario, interviene Laura Carafoli, responsabile contenuti italiani Discovery: "Un prodotto così forte per forza doveva aprire il lancio della nostra nuova piattaforma HBO Max e poi ci sembrava giusto uscire in coincidenza del 20 febbraio, giorno del ritorno in onda di Tortora sulla Rai dopo l'assoluzione".
Comunque il maestro che, come per l'avvio di molti suoi lavori, è stato illuminato da una immagine, il volto stupito di Tortora mentre veniva portato via in manette sotto i flash, ha un'idea precisa del sistema malato di quegli anni ('70 e '80): "Resta il mistero - aggiunge - della cecità di certi giudici oltre ogni umana immaginazione. E la perseveranza nel loro errore". E ricorda anche due fattori molto importanti: il primo che il sistema giudiziario, comunque, aveva degli anticorpi e li mette bene in evidenza nella serie ricostruendo il lavoro certosino del giudice di secondo grado che smonta le accuse ingiuste dei pentiti e assolve Tortora. Il secondo che "proprio dopo quel caso clamoroso, vennero apportare modifiche al sistema giudiziario".
Il regista si sofferma anche sull'ondata di odio popolare che travolse il presentatore dopo il suo arresto, accompagnata da una delle pagine più buie dei media italiani che ne fecero scempio. "Tortora non era protetto da nessuno e questo contribuì alla sua caduta: era antipatico a una potente classe intellettuale che vedeva con disprezzo e grande invidia la sua enorme popolarità, non era schierato né a destra né a sinistra, era un liberale che non veniva dal popolo, un borghese molto presuntuoso e pure un laico in un paese di moralisti".
In ogni caso, la serie merita di essere vista anche per l'ampio respiro cinematografico dettato dalla mano del regista.
Oltre a Gifuni nel ruolo di Tortora, nel cast un perfetto Lino Musella nei panni del dissociato (anche psichicamente) Giovanni Pandico, che accusò per primo Tortora di traffico di stupefacenti e affiliazione alla Camorra, Barbora Bobulova nel ruolo della sorella del presentatore Anna, Romana Maggiora Vergano in quella della giovane compagna Francesca Scopelliti. Con la produzione di Our Films, Kavac Film, in collaborazione con Arte France e Rai Fiction, la serie si potrà vedere in chiaro sulla Rai tra circa un anno e mezzo.