Cammarelle&Valentino a due pugni dall’oro

MilanoGame over, l’ha soprannominato così quel pugno che tirò al cinese Zhang per chiudere le Olimpiadi sue e di tutto il mondo. E portarsi a Milano la medaglia d’oro. Ieri Roberto Cammarelle l’ha fatto rivedere al pubblico del Forum. Magari più diretto e meno gancio, ma sempre quel sinistro che stordisce, addormenta, regala la pace delle sensazioni al suo padrone. «Peccato, però, avrei preferito combattere ancora un round. Mi è venuto bene», ha concluso con sorrisetto maligno. Ormai Cammarelle si sente forte in tutto, è cambiato nella testa, piuttosto che nella boxe. E i frutti si vedono. Oggi l’Italia va a caccia d’oro. Finora ne ha incassati tre nella storia dei mondiali dilettanti (Tommaso e Clemente Russo, Cammarelle) oltre a due argenti e 10 bronzi.
L’aria della camera fa bene. Domenico Valentino e Roberto Cammarelle dormono insieme e stanotte avranno vagato fra i loro sogni d’oro. Hanno seminato ieri, questo pomeriggio (le finali al Forum di Assago dalle 14 alle 18) andranno al raccolto. Pugni duri quelli del gigantone supermassimo, pugni spettacolari quelli del cubano di Marcianise. Ieri il Forum di Milano ha fatto la ola. Cammarelle ha tolto il fiato a tutti. Un colpo, uno solo, il primo, e il bielorusso Zuyeu ha sentito la gamba rigida. L’arbitro lo ha contato, voleva mandarlo avanti, il secondo all’angolo ha alzato l’asciugamano bianco. Resa. Trentacinque secondi di match. Un solo neo alla sceneggiatura di questa finale: tutto pareva avviato alla rivincita di Pechino. Nell’altra semifinale c’era il gigantone cinese contro l’ucraino Kapitonenko, tracagnotto dalla guardia attenta e i pugnetti inquietanti. Chissà, magari Zhan avrà fatto di conto. Negli spogliatoi Cammarelle per 10 minuti gli ha ballato intorno facendogli la danza del ko. «Ti stendo ancora», gli diceva mostrando i muscoli di braccio di ferro. «Stai pure orizzontale, mi vedrai sempre così». Scherzava, ma non troppo. «Guerra psicologica» ha raccontato lui. Salvo veder il cinese mollare ai punti davanti all’ucraino. Fatica sprecata. Oggi il campione del mondo e olimpico metterà in moto il sinistro di ferro: potrebbe bastare per rivincere il titolo come solo i grandi sanno fare.
Ma occhio a Domenico Valentino. L’occasione è davvero d’oro per rivedere due ori italiani sul ring del mondo. A Chicago toccò a Russo e Cammarelle. Stavolta il cubano di Marcianise ha la faccia del conquistatore. Ieri ha dominato il georgiano Pkhakadze (15-5) con un pugilato sicuro e spettacolare. I suoi match valgono il prezzo del biglietto, molto più professionista di tante uomini mitraglietta buoni solo per il tiro a segno in faccia. Valentino è davvero un’altra cosa. «E voglio finire nella storia della boxe». Dovrà vedersela con il portoricano Josè Pedraza, tipo asciutto più di lui (sono pesi leggeri), dalla boxe terribilmente essenziale: difesa e sparo del colpo isolato. Pericoloso. Ma Valentino ha i 24 anni dell’ottimismo e, dopo aver mancato l’oro a Chicago (colpa di una mano infortunata) ed essersi perso a Pechino, stavolta ha preparato la maglietta del buon ricordo, con tanto di scritta: «Scusate il ritardo!». La metterà in borsa per mostrarla agli amici di Marcianise. Fanno tifo da stadio e il sindaco ha messo a disposizione un pullman per spedirne un altro drappello. E qui la festa? Forse.