da Cannes
Spagna batte Italia tre a zero. Ovvero in gara tre film iberici e nessuno di casa nostra. Imputato Fremaux alzatevi. E ieri il direttore artistico del Festival di Cannes ha incontrato la stampa internazionale alla vigilia dell'inaugurazione di oggi e si è risparmiato le battute ironiche di stampo calcistico usate per presentare il programma lo scorso aprile commentando l'assenza di nostri titoli dalla Croisette per la prima volta nella storia.
L'arringa di difesa è stata scontata. "L'Italia è una delle capitali mondiali del cinema, quest'anno è stato un caso che nessuno la rappresenti". E parte la solita sinfonia di ricordi: "Un anno fa è iniziata qui la corsa de Le città di pianura che ha vinto molti David di Donatello". Peccato che fosse uno dei più brutti dell'anno e la verità sta nel fatto che il film di Nanni Moretti non era ancora pronto, in concomitanza con una mancanza di opere meritevoli.
Insomma, l'unico italiano in corsa è l'immersivo Red planet 3009 sul futuro di Marte che ha già fatto il tutto esaurito di prenotazioni alla vigilia, in attesa delle prossime repliche. Di certo c'è che quest'anno sulla Croisette sono assenti - almeno per ora - le polemiche politiche, piovute un anno fa sulla crisi di Gaza. Eppure la guerra non è cessata e disgraziatamente è pure aumentata. Ai vecchi fronti ancora aperti, si è aggiunto l'Iran. Fremaux precisa che "il festival è un appuntamento politico, non per nulla dodici mesi fa ha vinto l'iraniano Panahi con un film di denuncia.
Stavolta le vedute diverse saranno quelle che usciranno da un programma, destinato a moltiplicare le prospettive e una giuria pensata proprio per equilibrare i diversi idealismi". Attendendo il 2027, che è anno di elezioni in Italia come in Francia. Ma oltralpe il nuovo parlamento dovrà poi decidere che assegno staccare alla voce Cannes.