Leggi il settimanale

"Canzoni e poesie per resistere al vuoto"

Il leader dei Marlene Kuntz (e scrittore) Cristiano Godano: "Nabokov, Borges, Cioran: i grandi maestri"

"Canzoni e poesie per resistere al vuoto"

Per qualche tempo abbiamo duellato a colpi di WhatsApp. La discussione, impennata verso gli impossibili, deragliò quasi subito: gli domandai dell'anima, dell'eternità, del senso dell'arte, di Dio e dell'addio. Cristiano Godano ha pubblicato undici album con i Marlene Kuntz e quattro libri: il primo, I vivi (Rizzoli, 2008) è una raccolta di racconti; l'ultimo, Il suono della rabbia (il Saggiatore, 2024) è una raccolta di "Pensieri sulla musica e il mondo". Nel suo terzo libro, Nuotando nell'aria (La nave di Teseo, 2019), che sviscera "35 canzoni dei Marlene Kuntz", Godano racconta di aver scoperto Vladimir Nabokov, il suo scrittore-idolo, "all'epoca di Catartica", quell'album memorabile "generazionale" come dicono gli studiosi uscito nel 1994. Godano compiva ventotto anni. Da lì nasce il nostro incontro. Da Vladimir Nabokov per me, il conte Vlad della letteratura occidentale, il sommo vampiro: lo leggi e ti dissangua. Così, con Godano ci inoltriamo nei meandri di Fuoco pallido, il libro più estremo, estenuato di Nabokov; entrambi eleggiamo Intransigenze la raccolta di corrosive e corroboranti interviste nabokoviane a libro-totem. Entrambi credo crediamo che ogni verità vada temprata distruggendola; che occorra il coraggio di spogliarsi di ogni convinzione.

Se ti dico la parola poesia cosa ti viene in mente?

"La famosa definizione di Paul Valéry sulla poesia (La poesia è una lunga esitazione fra il suono e il significato) mi è sempre piaciuta al punto da lasciarmene condizionare irrimediabilmente. Penso che si è ottimi lettori di poesia quando si è dotati di immaginazione: a volte a me sembra di non averne a sufficienza. Detto da un sedicente artista è grave, lo so".

Nel tuo libro, Nuotando nell'aria, ricorre per una trentina di volte la parola "poesia" (molto di più della parola "sesso" o "cantautore", per dire). Suppongo, dunque, che la poesia qualsiasi cosa essa sia per te abbia avuto un ruolo, sia stata un motivo o un monito nella tua carriera da rockstar. È così? In quale modo?

"Sono molto attratto dalla poesia come genere. In fondo, come scrittore ho cominciato a esprimermi in versi, e molto in fretta mi sono posto problemi non banali come il testo per canzone è poesia oppure no? (vexata quaestio, che oggidì c'è chi pensa oziosa): visto infatti che mi stavo felicemente abituando all'idea che i miei ammiratori più attenti mi dessero del poeta, sentivo la pressante urgenza di capirci qualcosa di più, e ho compulsato vari libri per avere la mia visione (che in sintesi mi fa dire che poesia e testo per canzone sono due cose tanto simili quanto differenti). Ed è in questa fase nello specifico, sto pensando al me ventottenne che mi ci sono avvicinato per ammirarla, almeno sul piano teorico. Devo dire che sempre Montale ha svettato su tutti gli altri... La poesia come monito è sicuramente un'immagine bella e assai plausibile: la faccio mia".

Nel tuo discutere e nei tuoi pezzi citi, tra i tanti, Borges (adoratissimo da Mick Jagger, per altro), Baudelaire, Rimbaud, Gozzano, Montale Viene fuori una specie di Contro-Canone Godano della letteratura. Citami dieci libri che in qualche modo hanno orientato la tua vita e perché.

"Se la domanda è i libri che hanno orientato la tua vita, la mia risposta è questa. Lolita di Nabokov (letto due volte), Intransigenze di Nabokov (l'ho letto e riletto più volte), Fuoco pallido di Nabokov (letto due volte), La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda (libro straziante), Fratello cicala di John Updike (una raccolta di racconti: mi approcciai a lui con questo libro, non certo il suo più famoso: rimasi incantato dalle qualità estetiche della sua scrittura), due o tre opere di Shakespeare contenute nello stesso libro dei Meridiani (non importa quali: è la lettura di Shakespeare in sé che mi estasiò), Odile di Raymond Queneau (ero catturato dalle stranezze dell'Oulipo e dai tentativi di commistione matematica-letteratura), Scritti sull'arte di Paul Valéry (raccolta di micro-saggi che influenzarono molto il mio pensiero in costruzione), Sulla poesia di Eugenio Montale (raccolta di micro-saggi, idem come per Valéry), alcuni racconti e le poesie di Borges (raccolti anch'essi nei Meridiani: mi affascinavano i labirinti di Borges, ma anche le qualità riflessivo-filosofiche della sua poesia), Nera schiena del tempo di Javier Marías (ricordo che mi catturò molto: ero immerso in qualche processo creativo per un disco dei Marlene)".

C'è poi la tua passione per Emil Cioran. Qual è la tua visione del mondo, la tua filosofia di vita (o di morte) se ne hai una?

"È davvero eccessivo parlare di passione per Cioran: ho più che altro una profondissima simpatia per lui e per il suo black humor. Come lui sento l'assenza di senso della vita. Per me le cose stanno così, in perfetta sintonia con le tanto bistrattate (in questi tempi assurdi) acquisizioni dell'evoluzionismo: la vita è quella roba che qualche miliardo di anni fa è accaduta (rileggere bene: qualche miliardo) dall'interazione fra di loro delle cellule nel grande mare che era il pianeta terra, un gigantesco e uniforme oceano a seguito di piogge torrenziali durate migliaia di anni. Nelle profondità di questo gigantesco oceano, molecole, particelle e atomi, incoraggiati a interagire da riscaldamenti e raffreddamenti vari, posero le premesse per la nascita delle cellule, i mattoni della vita. Dopo due miliardi di anni di batteri e alghe (organismi unicellulari), esse cominciarono a proliferare, moltiplicandosi a velocità vertiginosa, unendosi in gruppi, collaborando e formando organismi pluricellulari che evolvettero in vermi. I vermi condussero ai pesci primitivi, che impararono a catturare ossigeno e alcuni anche il calcio per costruire le ossa. I pesci a un certo punto, alcuni di essi, uscirono dalle acque e diventarono rettili eccetera eccetera (si legga Com'è profondo il mare di Lucio Dalla: "Frattanto i pesci dai quali discendiamo tutti..."). In pratica: siamo uno fra i tanti esseri viventi che hanno bazzicato il pianeta nel corso di milioni di anni, e abbiamo questa forma che abbiamo così come un leone ha la forma di un leone, un falco ha la forma di un falco, un'orata ha la forma di un'orata, e un cipresso ha la forma di un cipresso. A differenza di tutti questi esseri viventi noi abbiamo intelligenza e coscienza: per quasi tutti un gran bel dono, per me e pochi altri, filosofeggiando un po', anche una sfiga: è grazie all'intelligenza e alla coscienza che noi, a differenza degli animali, passiamo la vita con la consapevolezza di dover morire accumulando patemi e disagi esistenziali a loro sconosciuti, organizzandoli attraverso speculazioni in sistemi strutturati di pensiero o rifugiandoci nelle speranze della fede".

Insomma, il mondo rigurgita di orrori. Che senso ha fare arte, allora?

"Beh, come minimo può aiutare chi la fa a sganciarsi da questo pessimo

mondo: è una condizione a cui ambisco. Non so se ci riuscirò: è un auspicio".

Si pubblica qui, in anteprima, una porzione dell'intervista a Cristiano Godano pubblicata su Poesia 36 (Crocetti, pagg. 128, euro 16,00)

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica