La casa di Pirandello? In cerca d’autore

AgrigentoC’è una casa, nel centro storico di Agrigento, dove ha vissuto da bambino Luigi Pirandello (1867-1936), il drammaturgo e romanziere, premio Nobel per la letteratura nel 1934. Ma non lo sa nessuno. Nemmeno i tanti pazienti che affollano lo studio di radiologia che oggi è ospitato tra quelle mura. Non lo sa proprio nessuno: né gli stessi agrigentini e nemmeno i turisti che visitano la città. Non c’è neppure una tabella che possa dare delle indicazioni. Eppure, la strada dove è ubicata questa casa si chiama via Pirandello (all’epoca in cui viveva lo scrittore era via San Pietro).
Luigi Pirandello visse tutta la sua giovinezza in questo casermone, precisamente dal 1868, un anno dopo la sua nascita (a Caos, nella campagna di Agrigento), fino al 1888. In questa casa tornò a viverci per altri periodi, quando ormai trascorreva la sua vita tra Palermo e Roma. In alcune delle sue novelle, come Scialle nero e I vecchi e i giovani, si fa proprio riferimento a questa abitazione, che per l'epoca era molto grande. In particolare, Pirandello si affacciava alla terrazza per colpire con la fionda i piccioni che costruivano i loro nidi sul campanile della chiesa dell’Immacolata di Agrigento, distante pochi metri.
La palazzina fu poi bombardata durante la Seconda guerra mondiale: i danni furono immensi e quella stessa terrazza dove il drammaturgo trascorreva parecchie ore della giornata venne rasa al suolo. Subito dopo la guerra, l’edificio fu completamente ristrutturato. Oggi questa casa ospita uno studio di radiologia ed è di proprietà di Guglielmo Montalbano. «Sono a conoscenza che in questa casa visse Pirandello perché me lo ha raccontato mio padre - dice l’attuale proprietario -. È di nostra proprietà dal 1954, prima c’era uno studio medico, ma fino alla Seconda guerra mondiale era di proprietà degli eredi Pirandello. Si tratta di una casa storica, certamente, potrebbe essere anche di interesse turistico, ma spetta all’amministrazione comunale o alla Soprintendenza affiggere una targa. Pochi agrigentini sono a conoscenza di questo fatto. I turisti invece si chiedono, spesso e volentieri, perché questa via porta il nome del drammaturgo... Ma nessuno sa rispondere».
Ha un diavolo per capello, lo storico locale Paolo Cilona. «Agrigento si dimentica di tanti suoi figli che hanno dato lustro a questa città che Pindaro descrisse la più bella dei mortali. In questa casa di via Pirandello - dice lo storico - lo scrittore visse la sua giovinezza. E se non nacque in questa casa, lo si deve soltanto al colera. La mamma quando era incinta di Luigi ebbe paura perché in tanti si erano ammalati. Proprio per questo motivo, la famiglia decise di stabilirsi per qualche tempo fuori Agrigento, in campagna, in località Caos. Qualche tempo dopo l'allarme colera svanì e la famiglia Pirandello tornò a stabilirsi in città. Luigi era molto legato a questa casa, la descrive anche in alcune opere. Era molto grande, ma lui, soprattutto nelle giornate belle, era solito starsene sulla terrazza. Osservava la gente che transitava per la zona, osservava il campanile della chiesa dell'Immacolata, e guardava con interesse gli uccelli che costruivano i loro nidi. Era un ragazzo molto sveglio, lo incuriosiva un po’ tutto».
Il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha fatto una promessa ai suoi concittadini: «Entro poco tempo sistemeremo due targhe in tufo proprio nei pressi dell'abitazione, in modo che i turisti possano vedere dove visse la sua infanzia il Premio Nobel per la Letteratura. È stata una nostra mancanza, però mi sono insediato da poco tempo. I turisti comunque hanno sempre la possibilità di visitare all'interno la «casa del Caos». Ossia la casa in campagna dove lo scrittore nacque e dove spesso tornava a riposare, soprattutto nella stagione estiva. Le sue ceneri si trovano sepolte sotto un pino solitario, un pino che una tromba d’aria ha distrutto nel 1997, tanto che la chioma non c’è più. La «casa del Caos» ospita numerose opere dello scrittore, moltissime lettere, e anche alcuni mobili appartenuti alla sua famiglia. Ma molti agrigentini si chiedono perché la casa del centro cittadino sia rimasta ancora anonima.
(4.continua)

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