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Attenti, però, a mettere il Monaldi alla gogna

Fino allo scorso Natale questo nosocomio era universalmente riconosciuto come un'eccellenza assoluta nel campo della cardiochirurgia

Attenti, però, a mettere il Monaldi alla gogna

Quale genitore con un figlio in attesa di trapianto si rivolgerebbe oggi all'Ospedale Monaldi di Napoli nella speranza di ricevere un organo? Insieme alla catena di errori accaduti nella procedura chirurgica di impianto di un cuore al piccolo Domenico, è calata purtroppo anche un'ombra impietosa sulla professionalità, sulla sicurezza, sul prestigio e sulla dirigenza di uno dei più importanti ospedali del Mezzogiorno, specializzato nei trapianti pediatrici.

Fino allo scorso Natale questo nosocomio era universalmente riconosciuto come un'eccellenza assoluta nel campo della cardiochirurgia, e il suo Centro Trapianti, animato da un gruppo di professionisti di grande esperienza e con uno sterminato patrimonio di competenze, era motivo di orgoglio non solo per Napoli, ma per l'Italia intera. Dopo il tragico esito della vicenda del piccolo Domenico però, emerge un problema non di poco conto, ma immenso nei confronti del Monaldi, nel senso della credibilità, della affidabilità e della sicurezza, tutte qualità un tempo riconosciute come eccelse ed ora precipitate nelle sfiducia e sfregiate nella memoria della maggioranza degli italiani, una lettera scarlatta che gli rimarrà impressa sul petto per sempre.

Al momento infatti, appare inutile sottolineare che in quell'Ospedale sono stati eseguiti negli anni centinaia di trapianti cardiaci con esito positivo, e che in quella struttura da anni operano chirurghi, anestesisti, cardiologi, medici di ogni specialità e personale infermieristico di enorme qualità professionale, che negli anni hanno contribuito a portare il grande corpo del Monaldi a un primo livello nazionale di eccellenza sanitaria e a farlo svettare nella sua funzione insostituibile. Ma come non disperdere oggi questo grande patrimonio di competenze e di servizi dopo la drammatica fine del piccolo Domenico, con la sua storia tragica e assurda che per due mesi ha scosso e coinvolto emotivamente l'intero Paese? Sarebbe utile che nelle prossime settimane la Magistratura di Bolzano e di Napoli, anziché focalizzarsi nello scontro politico in atto in vista dell'imminente Referendum sulla Giustizia sulla separazione delle carriere, si concentri invece sulle carriere dei medici del Monaldi, sia inflessibile e soprattutto rapida nell'accertamento delle responsabilità, delle leggerezze e degli errori eclatanti avvenuti, trovando i veri colpevoli di questa vicenda e separando loro le carriere, eliminandoli cioè dalla catena di gestione dei trapianti, per rassicurare le centinaia di cardiopatici che si sono affidati a questa struttura, che confidavano nella professionalità degli specialisti e che oggi sono smarriti e hanno paura di perdere ogni certezza, di veder crollare ogni speranza, come sta succedendo a tutti coloro che sono in attesa di un organo per non morire e continuare a vivere.

L'altro immenso problema che si è concretizzato in queste settimane è stato il crollo della fiducia dei cittadini verso la rete nazionale della Donazione di organi, un settore dove lavorano 15mila professionisti, che dopo la storia di Domenico viene guardato con sospetto, e l'Aido (Associazione Italiana Donazione Organi, un milione e mezzo di iscritti) con voce della sua Presidente Flavia Petrin, ha registrato in questi due mesi un calo delle manifestazioni di volontà al prelievo degli organi, le iscrizioni sono andate diminuendo, mentre sono aumentate le revoche delle adesioni, tutte persone una volta fiduciose ed ora spaventate dal sospetto che l'organizzazione dei trapianti non sia efficiente e trasparente. La rete italiana dei trapianti è un'organizzazione complessa che non si ferma mai e in tal modo il numero dei trapianti in Italia ha superato i 4.600 all'anno, cioè 4.600 persone che hanno ripreso a vivere grazie alle donazioni di organi, grazie a impianti tutti con esito positivo. Ora, la straziante vicenda di Domenico, il singolo incidente, benché gravissimo, che ha visto sprecato il piccolo cuore a lui donato con grande generosità da una madre di Bolzano, e ridotto a un pezzo di carne congelata e rigida come un sasso, non può inficiare o modificare la valutazione complessiva di un'organizzazione così preziosa e non può cancellare la lunga lista dei successi precedenti.

Una volta si andava all'estero per cercare un organo da trapiantare e i pazienti si recavano in India, in Tailandia, in Cina o in Russia per farsi operare con esiti non sempre positivi, mentre oggi questa migrazione sanitaria, sotterranea e nascosta, è cessata da circa 15 anni, quando la Sanità italiana ha iniziato a provvedere di colmare questo deficit, stabilendo protocolli rigorosi per tutti i cittadini italiani, sempre a spese del SSN, (ogni impianto di organo costa allo Stato dai 100mila ai 300mila), anche se attualmente sono circa 8.

400 i pazienti in attesa di un organo, il doppio rispetto a quelli realmente disponibili. La commozione per la morte del piccolo Domenico è quella di un intero Paese ma la Scienza si sa, ha le sue rigide leggi e non sbaglia, è al servizio dell'umanità per la sopravvivenza della specie.

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