"Non si può non rimarcare come il caso Diana-Alessia Pifferi sia un unicum in ogni suo aspetto fattuale e, quindi, anche giuridico": così in 193 pagine di motivazione la Corte d'assise d'appello che a novembre ha alleggerito la condanna dell'ergastolo inflitta in primo grado in 24 anni di carcere per Alessia Pifferi, accusata dell'omicidio della figlia di 18 mesi, lasciata morire di stenti nel luglio 2022. La Corte ha concesso le attenuanti generiche, equivalenti all'unica aggravante rimasta, il vincolo di parentela (via i futili motivi). Pena massima prevista, appunto, 24 anni, "una volta espunto il non rieducativo, sicché inutilmente afflittivo, ergastolo".
I giudici non risparmiano la madre e alla sorella dell'imputata, assistita dall'avvocato Alessia Pontenani, entrambe parte civile nel processo. "Qui la colpevole è proprio una madre e a dolersene sono la di lei genitrice, gravata a sua volta da doveri di legge, e la di lei sorella, i cui rapporti con l'unica vera vittima sono stati (...) evanescenti". Nessuna festa di compleanno per la piccola Diana: "Nessuna delle Parti Civili, che oggi proclamano un dolore incolmabile, ha condiviso con lei il suo primo - e purtroppo ultimo - traguardo di vita".
La nonna, "nello sforzo di prendere le distanze dalla figlia", ha "riversato in atti circostanze non vere, nell'intento palese di dar per assolti gli obblighi giuridici impostile dal suo essere una nonna". Mentre la sorella dell'imputata, che "ha invocato sanzioni draconiane", nel testimoniare "si è contraddetta ed ha palesemente mentito".