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Caso Torre Milano: l'ex dirigente comunale Oggioni si difende in aula

Indagato in diverse inchieste, parla per la prima volta: "Nessun abuso, abbiamo rigenerato la città"

Caso Torre Milano: l'ex dirigente comunale Oggioni si difende in aula
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"Come dico sempre: il lombrico non sa, se l'erba è pubblica o privata": Giovanni Oggioni è sul banco degli imputati e per la prima volta parla in uno dei processi sull'urbanistica, quello relativo ai presunti abusi edilizi nel progetto della Torre Milano di via Stresa. Il botta e risposta con il pm Marina Petruzzella va avanti per circa due ore e non mancano battute e stoccate reciproche.

Oggioni, difeso dagli avvocati Francesco Moramarco e Corrado Limentani, è stato direttore dello Sportello unico edilizia del Comune e vicepresidente della Commissione paesaggio. È imputato con altri sette, tra imprenditori, tecnici e funzionari di Palazzo Marino, per abuso edilizio e lottizzazione abusiva sul caso della torre di 24 piani. Nel marzo 2025 è finito ai domiciliari in un altro filone d'inchiesta. "Non capisco perché ci sia questa fobia delle torri", ha detto in aula l'architetto 69enne. Più in generale si è difeso e ha difeso l'urbanistica degli ultimi anni, dichiarando che c'è stata "una profonda innovazione della città", sono stati "sostituiti edifici obsoleti. Nessuno trasforma, se non ha anche vantaggi economici". Non solo. Per Oggioni, trasformare uno "scatolone inquinato" in una torre che riduce il "consumo di suolo" con "risparmio energetico" e con "più verde che prima non c'era" non è un abuso edilizio ma "rigenerazione urbana". È quando il pm ribatte che quel verde "in più" non è pubblico, che l'architetto cita la massima del lombrico.

Continua Oggioni: ci sono "norme da vent'anni" che "io e i miei funzionari (tre sono in questo processo, ndr) abbiamo rispettato pedissequamente" e "solo ora si dice che è tutto sbagliato". Per spiegare come si sia proceduto a "ristrutturazione" di edifici poi diventati torri, l'architetto cita poi La forma dell'acqua di Andrea Camilleri: "L'urbanistica è l'acqua e a parità di acqua possiamo avere molte forme".

Intanto - riporta Lapresse - i costruttori dell'immobile di via Fauché 9 hanno presentato ricorso al Tar contro "l'ordine di demolizione" nel "termine perentorio di 90 giorni" disposto dal Comune. Si tratta di un altro progetto finito nel mirino della Procura.

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