Il cast di "The Post" a Milano incontra i giornalisti

Spielberg, Streep e Hanks trasformano la conferenza stampa del loro film in uscita in un piccolo comizio politico

La conferenza stampa del film "The post" che si è tenuta oggi a Milano, al termine di un'applaudita anteprima riservata a giornalisti e critici, ha visto la partecipazione del regista Steven Spielberg e dei due attori protagonisti, Meryl Streep e Tom Hanks.

La pellicola ripercorre lo scandalo dei Pentagon Papers, come furono chiamati i documenti contenenti le bugie che ben quattro Presidenti Usa, da Truman a Johnson, avevano raccontato sulla guerra in Vietnam. Settemila pagine le cui rivelazioni furono pubblicate prima dal New York Times e poi dal Washington Post, mettendo a rischio l'amministrazione in carica, quella di Nixon.

L'opera ha come temi principali la difesa della democrazia e della libertà di stampa, ma parla anche di riscatto femminile, grazie alla figura di Katharine Graham, primo editore donna del quotidiano Washington Post, interpretata dalla Streep. La terza leggenda di Hollywood presente, Tom Hanks, ha invece il ruolo del testardo direttore del quotidiano.

«Io credo che i giornalisti debbano essere i guardiani della democrazia e che la minaccia alla libertà di stampa sia assolutamente attuale. Forse siamo messi ancora peggio che nel 1971», esordisce Spielberg, convinto che il governo Trump non sia tanto diverso da quello di Nixon. Aggiunge poi che «il nucleo emotivo del film è la figura di Katherine, una donna che si è fatta valere in un mondo governato dagli uomini».

Meryl Streep racconta come il suo personaggio abbia cambiato il proprio destino: «Mediante un atto di coraggio, questa donna, che sulle prime aveva la sensazione di non essere dove le competeva, è riuscita a ricavarsi un posto nella cultura, è stata in grado di diventare un'icona estremamente importante per questo secolo. Mi chiedete se il coraggio si può apprendere? Penso che lei ne sia stata capace ma il problema è che noi non lo insegniamo abbastanza alle nostre ragazze». Inevitabile affrontare l'argomento dei predatori sessuali: «Non so perché soltanto adesso», dice l'attrice, da sempre coinvolta nella difesa dei diritti femminili, «ma le cose stanno cambiando, non solo nel mondo del cinema ma anche negli ambienti militari, in politica, nell’industria e in ogni posto di lavoro. Problemi come quello delle molestie e della disparità ci sono da sempre, ma da quando è stata coinvolta Hollywood, piena di nomi importanti e donne bellissime, le persone hanno capito che possono avere la forza di cambiare le cose». E sottolinea: «Io sono molto ottimista per il futuro».

Spielberg, a riguardo, non ha dubbi: «Gli uomini non hanno ancora imparato a controllarsi. A saper accettare un "no" come risposta. Finché non saranno in grado di farlo, questa lotta di potere continuerà. Spero che il film possa ispirare le donne ad alzare la testa e dire tutto ciò che pensano».

Spiega di nuovo la Streep: «La sceneggiatura è stata acquistata dalla produzione sei giorni prima delle ultime elezioni alla Casa Bianca. Davamo tutti per scontato che avrebbe vinto una donna. Invece, dopo il sorprendente risultato del voto, è cresciuta l’ostilità verso la stampa e verso il sesso femminile. Il film è quindi diventato una riflessione non su quanta strada le donne abbiano fatto ma su quanta debbano ancora farne. E forse è meglio che mi fermi qui…».

Una pellicola, dunque, dal forte contenuto politico e di profonda attualità. In sala dal 1 Febbraio.

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