Centri sociali, spazi pubblici solo a chi è in regola

Il Comune ha una lista di cascine ancora da assegnare, a una
condizione: basta zone franche. Gallera lancia un appello al prefetto: "Chiediamo maggiore incisività delle forze dell’ordine". Ai giovani disposti a legalizzarsi l’amministrazione propone una soluzione

Palazzo Marino ha una lista di cascine e spazi pubblici ancora da assegnare. Chi vuole mettersi regola, «venga in Comune, le porte sono aperte e possiamo studiare insieme luoghi dove potranno riunirsi». Ma regolarizzazione è la parola d’ordine, il capogruppo milanese del Pdl, Giulio Gallera, non transige. Dice «basta alle zone franche», e si riferisce proprio a quelle che i centri sociali occupano nella più totale illegalità non da dieci, ma in qualche caso addirittura da trent’anni. Come il caso dell’appartamento di via dei Transiti denunciato nei giorni scorsi dal Giornale. I titolari sono costretti a vivere in un bilocale nell’hinterland, e a pagare pure le spese di ristrutturazione nell’immobile milanese occupato fin dal 1979 dagli autonomi del «T28» altrimenti rischiano di perdere il diritto alla proprietà. «È una situazione che lascia allibiti - ammette Gallera -, una famiglia di operai costretta a indebitarsi e ad affittare casa fuori Milano. È ora di finirla». Un appello che rivolge innanzitutto al prefetto e alle forze dell’ordine. Perché la linea dura dell’amministrazione contro gli abusivi - dai rom alle case popolari - in questi anni ha portato buoni frutti. Cita «i 170 sgomberi in due anni nei campi nomadi irregolari» o gli alloggi nei quartieri Aler restituiti ai legittimi proprietari («ultimi nell’ordine di tempo, quelli a San Siro»). Ma contro i centri sociali, i vigili non sono abbastanza. «Il Comune da solo non ce la fa, non possiamo essere gli unici che “remano“ contro chi occupa e a chi calpesta i diritti della povera gente». Tradotto: «Chiediamo alle forze dell’ordine e soprattutto al prefetto una maggiore incisività, perché i centri sociali sono ancora una nota dolente per la città». Pensa al caso «pazzesco» del Cox di via Conchetta, sgomberato «e a distanza di pochi giorni di nuovo occupato, e nessuno sta dicendo più niente».
Il Comune non vuole mettere il bavaglio ai centri sociali, «siamo per la libertà di espressione e se le associazioni dei giovani sono disposte a legalizzarsi, a firmare convenzioni con il Comune e a rispettare le regole - ripete l’esponente del Pdl -, possiamo ragionare su spazi e cascine che abbiamo a disposizione. Lanciamo questo segnale, ma vale la logica della fermezza». Un percorso che l’amministrazione ha tentato da tempo anche con il Leoncavallo, ma per ora non è arrivato a buon fine.
Anche il coordinatore provinciale del Pdl, Romano La Russa, ha proposto una via d’uscita per quelle situazioni che durano da decenni. Fermo restando la «tolleranza zero per chi utilizza questi centro sociali solo a scopi politici, o peggio per delinquere» esprime la «massima disponibilità, invece, per chi vuole collaborare ai servizi della collettività». Oggi sul territorio sono occupate abusivamente sei edifici di interesse pubblico. «Questi teppisti - accusa La Russa - le sottraggono alla città per farne un covo di fumatori di spinelli, senza nemmeno pagare un affitto» e creando anzi «disordini nella più totale anarchia, in certi casi dal almeno trent’anni». Per questo, visto che «si fanno portavoce di uguaglianza, solidarietà e democrazia - provoca - e si propongono di cambiare questa società in cui non si riconoscono, che facciano qualcosa di concreto e utile. In cambio dell’uso degli edifici comunali potrebbero dare la loro disponibilità all’amministrazione, offrendo servizi socialmente utili». Qualche idea? Potrebbero «collaborare con i servizi sociali o con le associazioni del territorio riconosciute dal Comune, consegnando pasti a domicilio oppure offrendo un servizio di trasporto e assistenza a malati ed anziani».
Agli occupanti impuniti il coordinatore provinciale del Pdl ricorda, casomai se lo fossero scordato, che «la funzione di un centro sociale dovrebbe proprio essere quella di supportare ed integrare un servizio assolutamente indispensabile nella società di oggi».
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