D'accordo, la festa della donna era ieri. Ma non sarete di quelli che pensano che la parte più consistente e interessante della popolazione mondiale vada celebrata soltanto per 24 ore. Nella ristorazione le donne hanno faticato più che in altri campi a imporsi e tuttora a Milano, la città italiana più all'avanguardia, almeno in teoria, si fatica a trovare un numero consistente di donne dalla posizione rilevante. Ne abbiamo individuate sette: cheffe, maître, sommelier senza le quali l'insegna per cui lavorano (o che talora possiedono) non sarebbe certamente la stessa.
Laura Santosuosso Cheffe di Sandì, un bistrot di ispirazione parigina in via Hayez 13, non si è limitata a portare a Milano un'idea di cucina scanzonata e tradizionalmente moderna, ma ha anche scelto un'idea scandalosa di ristorazione che abdica alla sera (a cena è prevista solo il venerdì) e punta sul pranzo, sollecitando il dibattito su nuovi tempi e spazi di un mestiere che così può essere davvero a misura di donna.
Giulia Liu È il più luminoso esempio di imprenditoria al femminile applicato al mondo della ristorazione. Il lato più sorridente della famiglia Liu che domina la scena orientale a Milano e nel suo Gong Oriental Attitude in corso Concordia è padrona di casa gentile e competente, disegnando l'affusolata silhouette stilistica del locale.
Carlotta Perilli Compagna dello chef ligure-olandese Eugenio Boer, ne ha cambiato i destini, irrompendo nella sua vita quando Boer era un talento irrisolto e votato all'introspezione, trasformandolo in un cuoco sicuro e consapevole che da Bu:r declina una delle più convincenti cucine di Milano. Lei è donna di sala con sterminato senso dell'accoglienza ed è la personificazione del fatto che questo sia importante almeno quanto la cucina. Lo dicono tutti, lei lo fa davvero.
Jessica Rocchi Umbra, classe 1994, l'aria un po' da secchiona le dona, anche se riscattata da un'indubbia ironia. È lei la sommelier di uno dei migliori ristoranti, quello di Andrea Aprea a Palazzo Rovati dove contribuisce ad addolcire la personalità strabordante dello chef napoletano. Ha lavorato a Borgo Brufa, in Umbria e con Viviana Varese e Nino Di Costanzo e ora gestisce con grazia e competenza una cantina di rilevanti dimensioni.
Terry Monroe Una bionda dietro al bancone di un bar. Può sembrare una trovata di marketing o uno stereotipo solo a chi non la conosca. Da quasi 30 anni gestisce Opera 33 in via Farini 33 con intelligenza emotiva, resilienza e la sua idea cromatica e speziologica della mixology che ne fanno una specie di ironica streghetta senza la quale la scena del bere miscelato a Milano non sarebbe la stessa. E poi il suo locale, una specie di bric-à-brac urbano, vale da solo la visita.
Alice Delcourt Un po' inglese, un po' francese e ormai anche molto italiana, la chef dell'Erba Brusca, in una zona di Milano che non è più città, da anni segue con rigore il suo percorso fatto di orto, stagionalità e consapevolezza iniziato in anticipo sui tempi, ciò che le dà coerenza e rispettabilità. Il suo ristorante è un'oasi campestre che rende ogni giorno una domenica.
Giulia Litrenta Al numero 19 di via Panfilo Castaldi, La Società è un ristorante in crescita, eppure non ancora rinomato come meriterebbe.
Un salotto urbano di grande eleganza con la cucina sempre più nitida di Andrea Romanelli, ma a mio avviso vive tuttora della figura di Giulia Litrenta, la sua compagna, che ne arrotonda gli entusiasmi da nerd e si pone davvero come frontwoman di un'idea di accoglienza familiare e contemporanea. E poi è bravissima a fare i cocktail, cosa di cui le sono sempre grato.