Chiasso dà la caccia alle «spie» italiane

Ora Chiasso vuol dare la caccia alle «spie» del fisco italiano inviate in Svizzera. In un comunicato reso noto giovedì, il Comune svizzero di frontiera ha comunicato che «a seguito di diverse segnalazioni in merito all’esercizio di attività investigativa non autorizzata sul territorio di Chiasso», il Municipio ha predisposto «dei controlli in collaborazione con la Polizia cantonale e le Guardie di confine. La popolazione è invitata a collaborare», aggiunge la nota. Sul tema era intervenuto in settimana anche il presidente del governo ticinese, Gabriele Gendotti, che in un’intervista aveva sostenuto che agenti del fisco italiani sarebbero giunti in Svizzera per spiare loro connazionali e avrebbero eseguito controlli sui treni. Da segnalare tra l’altro che il prossimo 19 novembre il Consiglio di Stato ticinese sarà ricevuto dal Consiglio federale svizzero. Tema dell’incontro: come tutelare la piazza finanziaria cantonale dallo scudo fiscale italiano. Berna ha così accolto la richiesta inoltrata la scorsa settimana da Bellinzona e da quattro gruppi parlamentari ticinesi (Plr, Ppd, Lega, Udc). Nella richiesta di un vertice istituzionale con il governo di Berna l’esecutivo ticinese esprimeva «grande preoccupazione per le conseguenze che lo scudo fiscale recentemente approvato dal Parlamento italiano potrà avere sulla piazza finanziaria svizzera e in particolare su quella ticinese» e chiedeva inoltre di «riattivare il dibattito su un’amnistia fiscale generale nel nostro Paese».
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