Ci vorrebbe un Keynes come anti-virus

Questa è una recensione a un libro che non c'è, ma che è assolutamente necessario che ci sia.

Questa è una recensione a un libro che non c'è, ma che è assolutamente necessario che ci sia. Molti hanno scritto, e nelle settimane scorse abbiamo recensito, riguardo le follie del lockdown, la violazione dei diritti costituzionali, le conseguenze nefaste sull'economia. Se possiamo fare un paragone azzardato, manca però un John Maynard Keynes della pandemia. Qualcuno che sappia andare oltre, che riesca a vedere, oggi, ciò che accadrà domani.

Così come l'economista inglese aveva perfettamente capito come il risultato della pace mal fatta ai danni dei tedeschi avrebbe comportato una nuova guerra, qualcuno dovrebbe oggi comprendere come la risposta, mal fatta, all'epidemia, rischia di distruggere le economie e i costumi delle società liberali. All'epoca di Keynes (1883-1946), c'era un nemico comune: il virus tedesco. Anche oggi tutti concordano sulla necessità di sconfiggere il virus, ma c'è chi pensa che in realtà con esso si debba convivere, altrimenti saremo destinati al declino.

In uno strabiliante ribaltamento di ruoli, oggi i più freddi nei confronti della guerra in trincea contro il Covid-19 sono considerati populisti. Al contrario i più intransigenti, dalle mascherine alla limitazione delle libertà personali, sono considerati i più seri. Il libro che non c'è dovrebbe partire da tre aforismi, uno per ognuno degli ultimi tre secoli. Anche perché, al di là di tutto, come insegna Carlo M. Cipolla, gli imperi rischiano di declinare per la generalizzata follia, o stupidità, di chi li guida.

Alexandre Dumas ci insegnava: «Preferisco i mascalzoni agli imbecilli, perché a volte si concedono una pausa». Pensando a coloro che urlavano «andrà tutto bene» e che cantavano sui balconi, il timore è essere circondati dai secondi. E poi Einstein, che più modestamente notava come «Due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi». E infine ragionate con il mitico Finkielfraut che alla Repubblica, il 23 maggio 2020, consegnava questo umore definitivo: «non sopporto i cretini sorridenti di queste ore». Quelli dell'«andrà tutto bene», dico io. Clemenceau e Wilson non erano due stupidi, ma si comportarono come dei perfetti cretini, ci ha raccontato Keynes.

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