Il ciclismo piange Martini Fu ct della Nazionale per oltre un ventennio

Giornata di lutto nel mondo del ciclismo: a 93 anni di età si è spento Alfredo Martini, figura storica di questo sport. Da corridore non andò oltre il ruolo di gregario, ma da commissario tecnico ha lasciato un'impronta indelebile nel ciclismo italiano e non solo

Martini nel 1984 sull'ammiraglia a spronare i suoi ragazzi

Alfredo Martini era il grande saggio, l'uomo al quale tutti si rivolgevano per un consiglio, una parola o anche una semplice chiacchierata incentrata sul ciclismo.

E lui non si negava mai, sempre gentile, sempre disponibile per parlare con passione dello sport che più amava e sul quale poteva vantare una competenza invidiabile. Molti ancora lo chiamavano ct, visto che della Nazionale è stato commissario tecnico per ben 22 anni, altri lo consideravano uno dei padri del ciclismo azzurro. Di certo tutti gli volevano bene nell'ambiente, stimandolo molto. Nato nel Febbraio del '21, corse da professionista per 16 anni, dal 1941 al 1957. Una carriera da gregario, con poche vittorie (una anche al Giro d'Italia del '50 - concluso poi al terzo posto - proprio nella sua Firenze). Nel 1975 diventa commissario tecnico della nazionale, restandolo per oltre vent'anni, ricchi di vittorie. Sono ben 6 i titoli mondiali che gli Azzurri portano a casa con lui in ammiraglia, da quello di Moser nel '77 alla doppietta di Bugno nel '91-'92. E quando non vincevano, le sue Nazionali erano sempre lì a giocarsi il successo, come dimostrano le 14 medaglie fra argento e bronzo conquistate sino al 1997. L'ultima di queste, il bronzo del 1995, gliela regalò Pantani nel mondiale colombiano di Duitama.

Enorme commozione fra gli atleti di oggi, Nibali, e quelli di ieri, Cassani. Il Siciliano fresco vincitore del Tour l'ha definito "grande uomo", mentre per Cassani, ora suo erede sull'ammiraglia della nazionale, è stato

"La figura più bella, più importante e più seria del ciclismo italiano".

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