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Parigi-Roubaix, Pogacar lancia la sfida nonostante quei sospetti inconfessabili

Il campione sloveno si presenta domenica "all'inferno del nord" con l’obiettivo di vincere ogni corsa monumento nel solito anno ma molti, specialmente in Francia, puntano il dito su una superiorità troppo schiacciante

Tadej Pogacar
Tadej Pogacar

Ogni volta che un ciclista impone la legge del più forte sul resto del peloton, qualcuno inevitabilmente sospetta di lui. Quando la tua superiorità è talmente grande da far piazza pulita di ogni trofeo in giro, le voci critiche non possono che moltiplicarsi. Tadej Pogacar ha appena completato la doppietta Milano-Sanremo-Giro delle Fiandre, impresa impossibile per chiunque non si chiami Eddy Merckx ed è il favorito anche per la Parigi-Roubaix.

Se dovesse trionfare anche nel cosiddetto “inferno del nord”, il capitano della Uae Team Emirates avrebbe vinto ogni singola corsa monumento nella solita stagione. Dopo un inizio di stagione così devastante, è forse inevitabile che qualcuno inizi a sospettare l’esistenza di qualche “aiutino”. Le voci si stanno diffondendo dai social ad alcuni media francesi che sembrano puntare alla parola innominabile nel mondo delle due ruote: doping.

Una tranquillità sovrumana

Dopo un filotto di vittorie impressionanti, la cosa che lascia di stucco molti osservatori è la serenità olimpica dimostrata da Pogacar nell’avvicinamento alla corsa che potrebbe farlo entrare nella storia del ciclismo. Durante l’allenamento di oggi, su uno dei tratti più duri della Parigi-Roubaix, lo sloveno ha pensato di fermarsi per comprare un caffè e delle paste ad una bancarella per strada. Non è un evento particolarmente strano per uno come lui, noto da anni per la sua imperturbabilità e la sua forza dal punto di vista psicologico ma è comunque una dimostrazione di forza da non trascurare. Eppure l’avvicinamento alla corsa non è stato del tutto tranquillo: oggi la procura delle Fiandre Orientali ha aperto un’indagine sui corridori che hanno attraversato un passaggio a livello col rosso durante il Giro delle Fiandre. Pogacar ed Evenepoel fanno parte di questo gruppo di 54 corridori e rischiano la sospensione della patente, una multa di 5.000 euro ma anche sanzioni da parte dell’Uci.

Secondo il regolamento i ciclisti potrebbero essere squalificati per un mese e Pogacar potrebbe vedersi togliere la vittoria nel Giro delle Fiandre a tavolino, favorendo l’olandese Mathieu Van der Poel. In realtà, il semaforo è diventato rosso proprio mentre stava arrivando il gruppo, tanto da rendere pericoloso fermare i corridori: la giuria ha deciso di lasciar correre, visto che i ciclisti in testa al peloton avrebbero rischiato una caduta. Gli organizzatori hanno avvertito il gruppo a pochi metri dal passaggio a livello, senza dare a tutti il tempo di rallentare in sicurezza. Le dichiarazioni alla stampa del campione sloveno non lasciano trasparire la tensione che deve avere in questo momento. Non solo la Parigi-Roubaix è l’unica classica monumento che non ha mai vinto ma l’anno scorso arrivò secondo, venendo penalizzato da una caduta a 38 chilometri dal traguardo. Cosa dice Tadej? "Le poche gare a cui ho partecipato in questa stagione sono andate alla perfezione, quindi la motivazione è alta, ma non sento alcuna pressione. Mi divertirò a prescindere da tutto".

La stampa francese sospetta

Mentre la stampa specializzata esamina le caratteristiche dei rivali di Pogacar, parlando di come il tracciato sia il meno favorevole al suo stile di corsa e punta sulla rinascita di Evenepoel o un possibile exploit dell’azzurro Filippo Ganna, le cose vanno diversamente oltralpe. Che i tifosi transalpini non abbiano mai nutrito una simpatia sconfinata nei confronti di Pogacar non è una novità ma la situazione è peggiorata ulteriormente negli ultimi mesi, quando gli appassionati delle due ruote hanno trovato un nuovo idolo, il giovanissimo e talentuoso Paul Seixas. La stella della Decathlon è considerato da molti il talento più promettente delle due ruote: a soli 18 anni ha appena fatto vedere cose egregie al Giro dei Paesi Baschi, con una prova di forza in puro stile Pogacar. L’orgoglio transalpino non vede l’ora di avere un ciclista top dopo tantissimi anni di delusioni e fallimenti: la pressione nei confronti di Seixas è già ben oltre ai livelli di guardia. Il fatto che i mugugni online provenienti da oltralpe siano sempre più insistenti nelle ultime settimane non sarebbe, quindi, casuale. Oltre alle diatribe su Reddit o le offese da parte di qualche account su X, da qualche giorno si sono aggiunti articoli da parte della stampa sempre più apertamente critici nei confronti del cannibale sloveno.

Il pezzo pubblicato oggi sul giornale L’Humanite è solo l’ultimo di una serie di commenti nei quali si dà voce ad alcuni esperti che hanno definito le prestazioni di Pogacar “stupefacenti”, puntando discretamente il dito sul discusso Mauro Gianetti. C’è chi parla di tempi di recupero straordinari, di una resistenza fuori dal comune, della capacità di esprimere potenze di picco ingestibili per gli avversari, ben superiori a quanto visto nello sfortunato periodo dell’epo. Il fatto che, durante un podcast, Lance Armstrong abbia detto che, secondo lui, Pogacar sarebbe il più grande ciclista di tutti i tempi, ha generato una serie di battute ironiche online.

Le chiacchiere abbondano, mentre di prove nemmeno l’ombra. La risposta dell’agente di Tadej, Alex Carera, alla richiesta di test sempre più frequenti ed invasivi è stata secca: “Dieci anni fa ci poteva stare. Ora no. Non abbiamo più un problema di doping”. Come ammesso dall’ex vincitore del Tour Geraint Thomas, Pogacar esprime potenze elevate per periodi insostenibili per quasi tutti i rivali. Frutto solo di un talento straordinario, dei materiali, della scienza della nutrizione e di allenamenti programmati in maniera scientifica?

La questione, almeno fino a quando non ci

saranno test positivi, lascia il tempo che trova. Meglio che gli amanti delle due ruote mettano da parte il complottismo e si godano lo spettacolo che questi campioni offriranno domenica sul pavé infido dell’inferno del nord.

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