La superiorità di un atleta la si misura anche dall’invidia che genera attorno a sé; la grandezza dall’ammirazione. Domenica al termine della cavalcata trionfare verso il terzo Fiandre della carriera, Tadej Pogacar ha ricevuto il più bel riconoscimento che un atleta possa desiderare di ricevere: l’applauso e i complimenti dei battuti.
Tadej li ha messi tutti in fila, e non per modo di dire. Li ha staccati uno ad uno e in questo modo sono arrivati sul traguardo di Oudenaarde. Van der Poel l’ultimo a cedere a 34”, Evenepoel a 1’11”, poi Van Aert a 2’04” e poi ancora Mads Pedersen a 2’48”. Uno in fila all’altro, tutti campioni del mondo (Van Aert nel ciclocross).
Tutti, alla fine, a festeggiare il prodigio che ormai corre contro sé stesso: l’unico che lo può contrastare e quindi tradire.
Selfie, battute e gavettoni di birra, festa per il prodigio del pedale che fa sempre la festa a tutti. Nessuno prima di Merckx aveva vinto nella stessa stagione Sanremo e Fiandre, ora c’è anche Tadej: per lui 12 classiche Monumento (3 Fiandre, 3 Liegi, 5 Lombardia, 1 Sanremo) contro le 19 del Cannibale. Lui, lo sloveno insegue i suoi sogni, che sono fatti di obiettivi inconfessabili e per i comuni mortali inimmaginabili. Lo snodo domenica prossima, sulle strade della Roubaix, dove Van der Poel correrà su strade amiche, dove da tre anni vince regolarmente. Non sarà facile per Pogi, lo sa benissimo anche lui, ma è questo che lo eccita: le caselle vuote lo indispettiscono. Per il collezionista vincere ogni cosa è ambrosia.
Lotterà contro Mathieu e contro sé stesso, contro l’ultima maledizione di una corsa folle che un anno fa lo vide all’esordio gigantesco secondo. Lotterà per la storia: se vincerà completerà la collezione e avrà nella Liegi e nel Lombardia due calci di rigore a porta vuota: vincere tutte e cinque le Monumento nella stessa stagione. Come nessuno mai.