Il talento del calabrone, tutte le difficoltà per realizzare il film con Sergio Castellitto

Noir metropolitano ambientato a Milano, Il talento del calabrone è un film girato in continuità e che ha dovuto superare non pochi problemi tecnici

Il talento del calabrone, tutte le difficoltà per realizzare il film con Sergio Castellitto

Il talento del calabrone è il film di Giacomo Cimini, scritto insieme a Lorenzo Collalti che va in onda questa sera alle 00.21 su Canale 5. Il film è uscito nel 2020, annus horribilis per il cinema mondiale, quando le sale sono state costrette a rimanere chiuse a causa della pandemia e dell'aumento dei contagi. Il film con Sergio Castellitto, infatti, è uscito direttamente in streaming, facendo il suo debutto sulla piattaforma di Amazon Prime Video.

Il talento del calabrone, la trama

Sotto il cupo cielo di Milano, Steph (Lorenzo Richelmy) è un dj radiofonico di successo, con un vasto bacino d'utenza e un grande seguito di follower sui canali social. La particolarità del programma condotto da Steph è quello di lasciare ampio spazio alle interazioni con gli ascoltatori, che portano a conversazioni interessanti e partecipate. Quello che Steph non può neanche lontanamente immaginare è che uno spettatore telefoni al programma per annunciare la sua intenzione di volersi togliere la vita, facendosi saltare in aria nel centro della capitale lombarda. Il presunto suicida si presenta con il nome di Carlo (Sergio Castellitto) e annuncia di voler sfidare Steph: il dj dovrà intrattenerlo in diretta radiofonica. Se fallirà in questa missione, Carlo si farà saltare in aria all'interno della sua macchina, provocando una strage la cui responsabilità ricadrà proprio sulle spalle di Steph. Mentre il ragazzo cerca di fare del suo meglio, il tenente colonnello Rosa Amedei (Anna Foglietta) farà di tutto per individuare e identificare il possibile terrorista prima che sia troppo tardi. Ma le sue indagini la porteranno a scoprire qualcosa di ancora più terribile.

Come è stato realizzato il film

Thriller psicologico e noir metropolitano, che sembra un po' voler strizzare l'occhio alle strade cupe di Drive, ma anche alla tensione che Michael Mann costruisce nei suoi film (si pensi, ad esempio, a Collateral), Il talento del calabrone è stato accolto da pubblico e critica con pareri discordanti sulla riuscita dell'operazione. Quello però su cui tutti si sono mostrati senz'altro d'accordo è stata la capacità di un regista di fronteggiare e superare numerose problematiche tecniche, legate alla volontà e alla determinazione di girare il film in continuità, in tempo reale, per aumentare tanto la verosimiglianza della storia, quanto per aumentare il grado di coinvolgimento del pubblico, che come il protagonista avrebbe potuto avvertire il peso e la minaccia dello scorrere del tempo. Questa scelta ha comportato, come ad esempio si legge su Nocturno, anche la scelta di costruire il set del film a Roma, sebbene Il talento del calabrone sia ambientato a Milano e, volendo, in qualsiasi grande metropoli anche oltre i confini nazionali.

In un incontro stampa riportato da Globo d'Oro è il regista stesso a parlare delle difficoltà incontrate durante la realizzazione del film, tanto per la scelta della continuità quanto per la necessità di girare la storia in ambienti scuri dal momento che il lungometraggio si svolge durante una notte da incubo. Il regista ha dunque affermato: "Il film è girato in continuità, girarlo in tempo reale è un problema se si gira in un ambiente vero [...] A quell’altezza le finestre del grattacielo sono graduate, non fanno entrare la luce solare, di notte le immagini sono molto più buie. È un film ambientato poi totalmente di notte, voleva dire lavorare esclusivamente con le tenebre. Una serie di problematiche insomma." Inoltre il film è girato in buona parte in analogico, e questo ha spinto il regista a dover prendere decisioni sulla tecnologia da utilizzare per rendere vero il contesto del suo racconto. Per questo ha scelto di utilizzare una tecnica risalente agli anni Settanta e Ottanta della storia del cinema, che avrebbe utilizzato anche Stanley Kubrick nel suo 2001: Odissea nello spazio. Ancora una volta è il regista stesso a raccontare la tecnica utilizzata, quando dice: "Alle spalle di questo cubo di cristallo ricostruito in studio c’era uno schermo cinematografico, il più grande d’Europa.

Venivano proiettate immagini girate live a Milano. Quando l’attentatore tiene in scacco la città è lo stesso usato nella realtà, ossia nulla di quello che vedete nel film è reale, e alla fine il trucco è svelato.”

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