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Le Cinque Giornate viste dal Nobel per la pace Moneta

Oggi il convegno e la presentazione del volume del milanese premiato a Oslo

Le Cinque Giornate viste dal Nobel per la pace Moneta
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Il futuro Nobel per la Pace Ernesto Teodoro Moneta (unico italiano ad averlo ricevuto, nel 1907) era poco più che un ragazzino di aristocratiche ascendenze quando dalle finestre della sua casa milanese, nel marzo del 1848, assistette al divampare delle Cinque Giornate, e fu impressionato dai mucchi di cadaveri che giorno dopo giorno l'insurrezione lasciava sulle strade. Ciononostante non esitò a salire sulle barricate accanto al padre e ai fratelli per difendere la dimora di famiglia, e divenne ben presto un fervente patriota. Fu militare fino al 1866 (prima garibaldino, poi nell'esercito regolare, lasciò dopo Custoza), poi innovativo giornalista - diresse per qualche anno "Il Secolo" e fondò nel 1898 "La vita internazionale" - e apprezzato storico. Restano memorabili le sue pennellate su una Milano messa a ferro e fuoco dalle truppe austriache, che si rintracciano nel corposo "Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo XIX", pubblicato in 4 volumi fra il 1903 e il 1910. Proprio da quest'opera, la sua fatica maggiore insieme al meno noto "Patria e umanità" (1912), la Fondazione Anna Kuliscioff ha tratto un opuscolo ripubblicando alcuni dei passi più significativi. Sarà presentato oggi nella Sala Conferenze di Palazzo Moriggia/Museo del Risorgimento (via Borgonuovo 23, ore 9.30-13) in occasione del convegno "Le Cinque Giornate di Milano nel racconto di Ernesto Teodoro Moneta", promosso dalla Società per la Pace e la Giustizia Internazionale, fondata proprio da Moneta nel 1887, che ha contribuito alla pubblicazione. Interverranno, fra gli altri, la vicepresidente Iris-Rete Milanosifastoria Silvana Citterio, il presidente della Fondazione Kuliscioff Walter Galbusera e il presidente della Società per la Pace Renato Ferrari. È proprio Ferrari a mettere l'accento sulla lungimiranza di visione di Moneta, che "ebbe il merito - commenta - di ricollegare idealmente la lotta per l'indipendenza italiana con la proposta di Federazione degli Stati d'Europa". Una prospettiva di ampio respiro storico e politico. "Moneta - sottolinea Galbusera - era convinto che con la costruzione di una grande nazione europea sarebbero venute meno le ragioni dei conflitti". Milanese doc, era nato nel 1833 da un'antica stirpe di Capitanei di Porta Romana, già titolari della Zecca cittadina. La famiglia, da tempo agiata, aveva consolidato il suo benessere producendo sapone e soda. Forse fu proprio la cultura industriale a spingerlo a cercare uno slancio innovativo in tutto ciò in cui profondeva il suo impegno.

Come nel giornalismo, dove introdusse nuove tecniche di stampa e sviluppò un modello editoriale moderno che coniugava informazione politica, cultura popolare e intrattenimento (fu tra i primi a introdurre i giochi a premi nelle riviste), e nello stesso modo di intendere la pace: non un valore astratto e aprioristico, ma una condizione concreta da costruire partendo dall'indipendenza e dalla libertà delle nazioni. Morì sempre a Milano nel 1918, mentre finiva la Grande Guerra e sorgeva l'alba di un altro mondo.

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