CITTÀ ETERNA

Roma, estate 2010. Dopo l'allarme rosso per il Colosseo (tre pezzi di malta della copertura crollati a terra lo scorso 10 maggio, alle 6 di mattina, poco prima dell'apertura), l'attenzione adesso si è spostata, per ben altri motivi, su un monumento tutto vetro e cemento, volumi bianchi e trasparenze, appena inaugurato fra le case del Flaminio. Dallo stradone dei Fori Imperiali con i capitelli, le colonne, i templi, gli archi trionfali e la malta pericolante dell'anfiteatro Flavio, massima esaltazione della Roma che fu, ai palazzi inizio Novecento di un quartiere semi-periferico e neanche troppo conosciuto che, giurano gli abitanti, farà molto parlare di sè.
Motivo: l'apertura del MAXXI, (www.maxxi.beniculturali.it) il primo grande museo italiano dedicato alla creatività del Terzo Millennio. Un contenitore di 29.000 mq costato la bellezza di 150 milioni di euro, tutto volumi bianchi e trasparenze, muri obliqui e forme ardite, progettato dall'anglo-iraniana Zaha Hadid per ospitare circa 350 opere d'arte e 75 mila fra disegni e fotografie di architettura. Non è l'unico: al Flaminio si andava già per ammirare il palazzetto dello Sport disegnato negli anni Cinquanta da Pier Luigi Nervi (lo stesso del team del Pirellone di Milano), e l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (www.auditorium.com). Tre cupole ellittiche che viste da lontano sembrano tre armadilli sospesi nel verde, bombate e appoggiate attorno a un foyer centrale per fare vibrare, all'interno, le note dei concerti. Materiale della struttura: travertino per gradinate, mattone rosso e legno di ciliegio per le pareti. Materiale delle cupole-armadillo: piombo. Che secondo il progettista è perfetto perché... «invecchia bene e prenderà il colore dei tetti romani». Benvenuti nella Roma del Terzo Millennio. Una città che accanto ai grandi classici adesso propone hotel ipermoderni, spa di design, trattorie di tendenza, vecchi palazzi rimessi a nuovo, nuove opere da archistar. Prendete l'Ara Pacis, la teca in vetro e travertino realizzata da Richard Meier per proteggere l'altare di Augusto. Prima è stata contestata, ora è accettata anche dai romani più tradizionalisti.
Prendete, anche, la chiesa Dives in Misericordia nel quartiere Tor Tre Teste, con tre vele di cemento levigato che stupiscono, realizzata sempre dall'architetto americano, o l'ampliamento del Macro, il Museo di Arte Contemporanea, appena riaperto nell'ex stabilimento della Birra Peroni dopo il restyling dell'architetto Odile Decq: un'altra mano femminile, questa volta francese, per ospitare la nuova creatività all'ombra del cupolone. Della stessa idea, creatività e modernità, sono anche gli chef dei ristoranti di ultima generazione che hanno soppiantato le vecchie trattorie con tovaglie di carta e abbondanti porzioni di fettuccine. Esistono ancora, certo, e vale la pena di andarci. Se all'Hostaria Romana in via del Boccaccio, a due passi dal Quirinale, si cena con carbonara, carciofi fritti e tonnarelli cacio e pepe, nel più sofisticato Papagiò a un soffio dal Colosseo, la cucina invece è tutta a base di pesce. Poco lontano, il ristorante-salotto Urbana 47, che prende il nome dalla via, propone arredi Liberty, lo chef a vista, menù biologico e prodotti a chilometro zero. Gettonatissimo nonostante i prezzi il ristorante La Pergola all'ultimo piano dell'Hotel Rome Cavalieri, capitanato dal mago dei fornelli, ovviamente stellato Michelin, Heinz Beck. Intanto, in via degli Avignonesi ha aperto una spa dal sapore orientale (Kami Spa) con trattamenti fedeli alle antiche metodologie di Giappone (shiatsu), Cina (ming), India (ayurveda) Tailandia e Indonesia. Strepitoso il décor: a ridisegnare i cinque piani del palazzo d'inizio secolo che la ospita, sono stati due designer tailandesi già protagonisti della ristrutturazione del Mandarin Oriental di Bangkok. Una chicca per dormire? All'hotel Capo d'Africa, 4 stelle lusso, rigorosamente di design, nell'omonima via a due minuti a piedi dal Colosseo, la hall, le camere e la sala colazione sono piene di opere di giovani artisti contemporanei. Da non perdere l'aperitivo sulle due terrazze, di cui la più piccola con vista Colosseo, e lo studio suite con terrazza privata affacciata sempre sul celebre monumento. Pare che dormire lì sia di buon auspicio: ci venivano spesso Riccardo Scamarcio e Valeria Golino all'inizio della loro storia d'amore. Info: tel. 06.772801, www.hotelcapodafrica.com

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