I "Signori del no" ce l'hanno messa tutta. Cittadini costituiti in comitati, operatori del mondo dello spettacolo, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, ex sindaci, addirittura il presidente del Senato Ignazio La Russa era sceso in campo contro l'abbattimento dello stadio. Ancora l'archistar Stefano Boeri, il cui progetto per un San Siro verde il cosiddetto "San Siro- bosco" era stato scartato dalle squadre nel 2019, professori del Politecnico come il docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica Paolo Pileri. A protestare cantanti come Laura Pausini, dagli Usa il Boss, Vasco Rossi, l'autore di Luci a San Siro Roberto Vecchioni ma anche imprenditori dellospettacolo come il patron di Barley Arts Claudio Trotta, mentre il registra britannico Ken Loach l'aveva definito "un orrore". amareggiati anche i vicecampioni del mondo 1970 Gianni Rivera (anche capitano del Milan) e Sandro Mazzola (Inter). La decisione del Comune di vendere lo stadio e permetterne l'abbattimento negli anni ha fatto il giro del mondo e raccolto un nutrito fronte di contrari, che hanno sollevato dubbi e attacchi politici di ogni tipo, sfociati in ricorsi al Tar e alla Corte dei Conti. E addirittura un vincolo della Soprintendenza sul secondo anello del Meazza per iniziativa dell'allora sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi che nel 2022 aveva avviato l'iter, "sposato" dalla Sovrintendenza: la tutela sarebbe dovuta scattare il 10 novembre 2025, aggirata dalla vendita a Milan e Inter in zona Cesarini il 30 settembre.
Sono cinque i ricorsi pendenti contro la vendita dell'area a Inter e Milan, su cui il Tar si dovrà esprimere il 23 giugno, in un'unica udienza, che si preannuncia decisiva. Due gli appelli al Tar, promossi dai comitati cittadini, contro la delibera di giunta con cui il Comune ha riconosciuto il "pubblico interesse" al progetto di Inter e Milan. Era il lontano luglio 2019 quando Palazzo Marino aveva confermato il pubblico interesse sulla proposta avanzata da Milan e Inter. I giudici amministrativi sono chiamati a valutare se le condizioni di cessione dell'impainto siano coerenti con l'interesse pubblico oppure se configurino un trasferimento di valore a favore dei privati.
Non solo semplici cittadini ma gli stessi consiglieri di maggioranza avevano presentato un ricorso contro la delibera del Consiglio comunale che stabiliva le condizioni per la vendita dell'area. Alessandro Giungi (Pd), Enrico Fedrighini (gruppo Misto) e Carlo Monguzzi (all'epoca Europa verde) contestavano l'iter amministrativo che aveva portato al voto in consiglio a fine settembre perchè "lesivo dei diritti" dei consiglieri stessi. Un ricorso molto diverso dagli altri, che non entrava nel merito urbanistico o economico dell'operazione, ma attaccava la legittimità formale del processo decisionale.
L'ultimo, presentato nel dicembre 2025, chiede invece l'annullamento deil contratto tra il Comune e Stadio San Siro S.p.A. dal momento che, secondo i ricorrenti, il Comune avrebbe applicato in modo non corretto la normativa sugli impianti sportivi.
Claudio Trotta, tra i fondatori del Comitato Sì Meazza, con il Comitato Gruppo Verde San Siro, dopo l'esposto alla Corte dei Conti, si è rivolto al Tar per chiedere ragione delle modalità con cui era stato presentato "l'Avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse" per i progetti sullo stadio.
A essere contestato dal patron di Barley Arts, che al Meazza ha prodotto centinaia di concerti, i tempi del bando: "Solo 37 giorni per presentare una proposta, a fronte dei cinque anni e mezzo di interlocuzioni goduti dai fondi che gestiscono le due società calcistiche. Un tempismo quantomeno curioso, che sembra costruito per scoraggiare, se non escludere, ogni proposta alternativa" scriveva Trotta al sindaco lo scorso aprile.