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Dal conflitto alle bollette: il costo della guerra sulle tasche degli italiani

Petrolio e gas in rialzo, carburanti più cari e il timore di un nuovo aumento della spesa energetica. La crisi iraniana torna a far sentire i suoi effetti anche lontano dal fronte

Dal conflitto alle bollette: il costo della guerra sulle tasche degli italiani
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La guerra torna a bussare alla porta dell’economia quotidiana, e questa volta lo fa attraverso la voce di spesa più sensibile per milioni di famiglie: l’energia. Mentre il conflitto in Iran spinge verso l’alto petrolio e gas, in Italia prende forma il timore di un nuovo rialzo delle bollette, destinato a pesare sui bilanci domestici e sui costi delle imprese. Non siamo davanti, almeno per ora, a uno shock generalizzato su tutte le materie prime, ma il fronte energetico si conferma il primo a scaricare le tensioni internazionali sui consumatori, trasformando una crisi geopolitica lontana in un conto sempre più concreto da pagare ogni mese. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

L’energia resta il vero nervo scoperto

Molte materie prime, almeno per ora, non stanno reagendo con la violenza che ci si sarebbe potuti aspettare in una fase di così forte instabilità internazionale. Diversi metalli industriali hanno anzi segnato leggere flessioni, un segnale che lascia intuire come mercati globali e catene di fornitura stiano ancora reggendo all’impatto della crisi senza scivolare in una dinamica diffusa di tensione sui prezzi. Secondo l’analisi richiamata dalla Cgia, a distinguersi in controtendenza è soprattutto il comparto dei combustibili fossili, tradizionalmente più esposto agli scossoni geopolitici che attraversano il Medio Oriente. È infatti su petrolio e gas che si concentra la pressione maggiore, con rialzi netti che confermano ancora una volta quanto il settore energetico resti il più sensibile quando l’instabilità investe un’area cruciale per gli equilibri mondiali.

Dalla pompa di benzina alle bollette di casa

Il primo impatto, visibile e quotidiano, è arrivato ai distributori. In pochi giorni il rincaro dei carburanti ha alleggerito il portafoglio degli automobilisti e aumentato i costi per tutte quelle categorie che lavorano muovendosi su strada o utilizzando mezzi alimentati a gasolio e benzina. Ma il problema non si ferma ai pieni più costosi. La vera preoccupazione riguarda infatti il possibile effetto a catena sull’energia domestica. Le stime citate nell’analisi indicano che, in assenza di efficaci contromisure, ogni famiglia italiana potrebbe trovarsi a sostenere una spesa aggiuntiva media di circa 350 euro l’anno. Tradotto sull’intero sistema Paese, significa un impatto potenziale nell’ordine di miliardi di euro, con un peso più rilevante nelle grandi aree urbane dove la concentrazione di utenze e consumi rende più alto il conto complessivo.

Perché questa crisi non è uguale a quella del 2022

Il confronto con la guerra in Ucraina aiuta a capire perché oggi i mercati reagiscano in modo diverso. Nel febbraio del 2022 lo shock fu immediato e violentissimo perché Russia e Ucraina occupavano, e in parte occupano ancora, una posizione cruciale nelle forniture di gas, cereali e metalli. Bastò la minaccia di un’interruzione per alimentare una corsa dei prezzi su più fronti contemporaneamente. Nel caso iraniano, almeno nella fase iniziale, la trasmissione della crisi alle filiere globali appare meno estesa. Questo non significa che il rischio sia basso, ma che al momento è più concentrato sull’energia che sul complesso delle materie prime. Tutto, però, dipenderà dalla durata del conflitto e da un eventuale allargamento del fronte. Se dovessero essere coinvolti in modo diretto altri attori chiave dell’area, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente.

Le mosse possibili per evitare una nuova stangata

Per limitare l’impatto sui bilanci familiari non basta attendere che la tensione internazionale si sgonfi. La leva più immediata, secondo la linea indicata dalla Cgia, è quella fiscale: intervenire temporaneamente su accise, Iva e oneri di sistema potrebbe alleggerire il peso di carburanti ed energia in una fase di forte volatilità. Ma il nodo non è soltanto tributario. Serve anche maggiore vigilanza lungo la filiera, per arginare spinte speculative e rendere più trasparente la formazione dei prezzi.

Nel medio periodo, invece, il vero scudo resta la riduzione della dipendenza energetica: più rinnovabili, più capacità di stoccaggio, reti più efficienti e una diversificazione dei fornitori possono abbassare l’esposizione del Paese agli shock geopolitici.

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