Tornano le risorse pubbliche per l’auto, ma la traiettoria è diversa rispetto agli anni dei bonus in concessionaria. Il nuovo DPCM presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy programma le risorse del Fondo Automotive fino al 2030, per un totale di circa 1,6 miliardi di euro, con l’intenzione di sostenere il comparto senza riaprire la stagione degli incentivi generalizzati per l’acquisto di vetture nuove. La scelta, in chiave economica, segnala una priorità: mettere in sicurezza la filiera e accompagnare la trasformazione industriale, più che spingere la domanda retail.
Aiutare l’industria, non le immatricolazioni
L’impianto del piano punta a rafforzare produzione e competitività, lasciando ai cittadini una quota marginale e comunque non finalizzata a “comprare l’auto”. È una linea che privilegia interventi strutturali rispetto a misure che, storicamente, possono gonfiare le vendite nel breve ma con effetti incerti sulla capacità produttiva nel medio periodo. In altre parole, il governo prova a spostare l’attenzione dal mercato finale alla macchina industriale che sta dietro al prodotto.
Dove vengono indirizzate le risorse
La fetta più consistente delle risorse viene indirizzata ai progetti di innovazione: circa 750 milioni sono destinati agli Accordi per l’innovazione, pensati per sostenere ricerca e sviluppo. A questi si aggiungono 450 milioni per i Contratti di sviluppo, con l’obiettivo di irrobustire la capacità produttiva e dare spazio anche a iniziative di dimensioni più contenute. Una terza quota, circa 400 milioni, viene invece riservata a misure di supporto alla domanda, ma con un perimetro delimitato e diverso dall’auto privata.
I bonus “selettivi”: veicoli da lavoro, quadricicli, retrofit e ricarica domestica
Nella componente dedicata alla domanda rientrano interventi mirati: incentivi per i veicoli commerciali leggeri, sostegni ai mezzi della categoria L (con attenzione ai quadricicli), misure per il retrofit dei veicoli già in circolazione e contributi per l’installazione di colonnine di ricarica domestiche. Il pacchetto include anche agevolazioni per il noleggio sociale a lungo termine, incentivi per la conversione delle auto a benzina con impianti GPL o metano e la prosecuzione dei bonus per ciclomotori e motocicli, compresi quelli elettrici. Il perno politico resta però fermo: nessun ritorno dell’Ecobonus per comprare nuove autovetture, e al momento non sono state indicate tempistiche dettagliate sull’avvio operativo delle singole misure.
ll ritorno del gas
Tra le novità più evidenti c’è la quantificazione delle risorse per la conversione a gas: 21 milioni di euro tra 2026 e 2030 per trasformare auto a benzina in veicoli alimentati a GPL o metano. L’idea è usare il retrofit come leva ambientale alternativa al rinnovo del parco via nuove immatricolazioni: intervenire sull’esistente per ridurre emissioni e inquinanti locali, offrendo una soluzione più accessibile rispetto al salto immediato verso veicoli di ultima generazione.
Il settore, per voce di Assogasliquidi-Federchimica, accoglie positivamente l’impostazione e chiede però due cose: tempi rapidi (idealmente già nei primi mesi del 2026) e una platea più ampia, includendo i veicoli più datati e valutando estensioni anche a mezzi intestati a persone giuridiche, così da aumentare l’impatto reale della misura.