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Guerra in Medioriente: carburanti sotto pressione, ma le bollette per ora resistono

Lo spettro di una nuova crisi della stessa portata di quella russo-ucraina del 2022 agita oggi i sonni di molti consumatori, ma almeno al momento tali preoccupazioni sembrerebbero non trovare riscontro nei numeri

Guerra in Medioriente: carburanti sotto pressione, ma le bollette per ora resistono

Lo scoppio della guerra in Iran ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei prezzi dell’energia. Un argomento che peraltro l'attuale Governo ha affrontato da poco con il varo del Dl Bollette, un provvedimento che oltre a prevedere la modifica del sistema Ets a livello europeo ha introdotto un aggravio del 2% sull'Irap pagato dalle società energetiche, che vedranno ridursi i rispettivi utili per consentire un beneficio alle bollette degli italiani.

Pochi giorni dopo è però esploso un nuovo conflitto in Medio Oriente, e il timore è sempre lo stesso: petrolio e gas che salgono, carburanti più cari e, a distanza di qualche tempo, bollette più pesanti per famiglie e imprese. Per ora, però, lo scenario appare meno critico rispetto ad altre crisi recenti e almeno le bollette dell'energia elettrica non hanno subito scossoni. Nei giorni successivi all’attacco, i mercati energetici hanno reagito con una certa volatilità, soprattutto per l’incertezza legata alla stabilità dell’area del Golfo Persico, uno dei principali poli di produzione di petrolio e gas. Nonostante questo, le quotazioni sono rimaste lontane dai livelli raggiunti durante la crisi energetica del 2022, scoppiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

All’epoca il petrolio superò rapidamente i 120 dollari al barile. Ancora più forte fu la tensione sul gas naturale che nell’agosto del 2022 arrivò oltre i 300 euro al megawattora, un livello record che mise sotto forte pressione il sistema energetico europeo.

Lo spettro di una nuova crisi della stessa portata di quella russo-ucraina del 2022 agita oggi i sonni di molti consumatori, ma almeno al momento tali preoccupazioni sembrerebbero non trovare riscontro nei numeri. Il petrolio si mantiene intorno ai 90 dollari al barile, mentre il gas europeo non ha superato i 60 euro per megawattora. Anzi, le quotazioni sono rimaste stabili negli ultimi giorni anche grazie alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha ipotizzato una conclusione relativamente rapida del conflitto.

Le tensioni geopolitiche stanno avendo per ora ripercussioni non tanto sul costo dell’elettricità ma più su quello dei carburanti. Secondo un’analisi di Facile.it confrontando i prezzi con quelli precedenti allo scoppio della crisi (23 febbraio) si scopre che il valore della benzina in modalità self è aumentato dell’1% dopo pochi giorni dall’attacco (2 marzo) per poi salire fino al +4% il 4 marzo e sfiorare un aumento dell’8% il 10 marzo. Questa dinamica dei prezzi pesa sulle tasche dei consumatori con un aggravio su base annua che, sempre secondo le stime di Facile.it, si attesta a 92 euro per la benzina e 167 euro per il diesel.

La sensibilità del mercato petrolifero alle tensioni geopolitiche non sorprende. Il Medio Oriente resta infatti uno snodo chiave per il commercio mondiale dell’energia. Dallo Stretto di Hormuz passa circa un quinto del petrolio globale e qualsiasi rischio per la sicurezza delle rotte marittime può generare rapidamente in un aumento dei prezzi.

Diversa, almeno per ora, la situazione delle bollette elettriche. Nonostante l’aumento delle quotazioni di petrolio e gas, non si registrano rincari significativi per famiglie e imprese. Una delle ragioni è che molti contratti di fornitura dell’energia sono basati su accordi di medio e lungo periodo, che attenuano gli effetti immediati delle oscillazioni dei mercati.

A questo si aggiunge una sempre maggiore diversificazione del mix energetico europeo. Negli ultimi anni è cresciuto il peso delle fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare, che contribuiscono sempre di più alla produzione di elettricità e riducono la dipendenza diretta dai combustibili fossili. Ulteriore fattore che molto probabilmente avrà un effetto calmierante sulle bollette sarà anche il Decreto Energia, varato a febbraio dall'attuale Governo e che, come detto, prevede lo stanziamento di 5 miliardi di euro per famiglie e imprese. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin in una recente intervista al Corriere della Sera ha rimarcato che “tutto si può cambiare fino a che non c’è l’approvazione finale, ma il provvedimento contiene una parte strutturale non legata alla contingenza attuale”. Come dire, ci sarà qualche aggiustamento ma l’impianto resta valido. Il decreto prevede anche il citato aumento dell’Irap del 2% alle imprese energetiche, un aggravio per i conti di queste società che però servirà a finanziare gli sgravi in bolletta per pmi e vulnerabili.

I consumatori, intanto, si sono adattati alla nuova realtà dei mercati energetici. Dopo la crisi del 2022, molte famiglie e imprese hanno scelto contratti a prezzo fisso o formule che permettono di avere maggiore stabilità nei costi nel tempo.

Anche per questo motivo il legame tra tensioni internazionali e rincari immediati delle bollette oggi è meno automatico rispetto al passato. Le crisi geopolitiche continuano a influenzare i mercati dell’energia, ma il sistema europeo appare decisamente più preparato ad assorbirne gli effetti rispetto a pochi anni fa.

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