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Pergotenda su balcone o terrazzo: quando il condominio può dire no

L’installazione di strutture esterne può creare problemi legati al decoro architettonico dell’edificio e al rispetto del regolamento condominiale

Pergotenda su balcone o terrazzo: quando il condominio può dire no
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La bella stagione porta con sé anche il desiderio di rendere più vivibili balconi, terrazzi e giardini. E tra le soluzioni più richieste degli ultimi anni c’è sicuramente la pergotenda. Ma attenzione: installarla in condominio non significa avere automaticamente carta bianca. Perché il rischio di scontrarsi con il tema del decoro architettonico è tutt’altro che raro.

Cos’è una pergotenda

Dal punto di vista tecnico e giuridico, per pergotenda si intende generalmente una struttura leggera destinata principalmente a proteggere dagli agenti atmosferici e dal sole.

Nel dettaglio, si tratta di una struttura composta da una parte fissa (generalmente montanti e travi in alluminio, acciaio o legno) e da una copertura mobile in telo tecnico impermeabile e retrattile, o comunque non stabilmente chiusa. A differenza delle classiche tende da sole, si caratterizza per la presenza di una vera struttura portante, autoportante oppure addossata all’edificio, che sostiene il sistema di copertura. Il telo può essere aperto o chiuso manualmente o tramite motorizzazione, permettendo di modulare ombreggiamento e protezione dagli agenti atmosferici. Sono questi elementi a fare la differenza rispetto a una veranda o a una nuova costruzione vera e propria.

Negli anni la giurisprudenza ha chiarito che una pergotenda leggera, priva di volumetria autonoma e con funzione accessoria, può rientrare anche nell’edilizia libera. Ma il fatto che possa essere urbanisticamente legittima non significa automaticamente che sia sempre consentita in ambito condominiale.

Il nodo del decoro architettonico

In ambito condominiale entra infatti in gioco il tema del decoro architettonico dell’edificio, tutelato dal Codice Civile (con l’articolo 1120) e da numerose sentenze della Cassazione.

Secondo la giurisprudenza, il decoro architettonico coincide con l’armonia estetica complessiva del fabbricato: linee, forme, colori ed elementi che contribuiscono a dare identità all’edificio. E non serve che il palazzo sia storico o di particolare pregio artistico. Anche un normale edificio residenziale può avere un proprio equilibrio estetico meritevole di tutela.

Quando possono sorgere problemi

Le contestazioni più frequenti riguardano strutture che modificano in modo evidente la facciata, alterano la simmetria dei balconi, introducono materiali o colori difformi, trasformano il terrazzo in uno spazio stabilmente chiuso, risultano particolarmente impattanti dal punto di vista visivo. In questi casi il condominio può chiedere la rimozione dell’opera, oppure agire in tribunale sostenendo la lesione del decoro architettonico.

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Roma (la numero 2242/2026) ha confermato che anche una pergotenda installata su proprietà esclusiva può essere rimossa, se altera l’armonia dell’edificio o viola il regolamento condominiale.

Il “peso” del regolamento condominiale

Se il regolamento condominiale di natura contrattuale vieta modifiche estetiche alle facciate, oppure impone uniformità di colori, materiali o strutture esterne, il condòmino deve rispettare tali limiti, anche quando l’intervento riguardi una proprietà privata.

La Cassazione ha infatti chiarito che il regolamento può prevedere regole persino più restrittive rispetto a quelle ordinarie previste dal Codice Civile.

Anche lo “stato” del condominio conta

C’è però un altro elemento importante: il contesto concreto dell’edificio. Se il condominio, presenta già tende diverse, chiusure, verande o altre modifiche estetiche tollerate nel tempo, diventa più difficile sostenere che una nuova pergotenda alteri significativamente il decoro architettonico.

In alcune pronunce i giudici hanno infatti valutato anche il livello di compromissione estetica già esistente nel fabbricato prima dell’intervento contestato.

Attenzione alle “false” pergotende

Uno degli aspetti più delicati riguarda le strutture che vengono presentate come pergotende ma che, nella pratica, si trasformano in verande chiuse o ambienti stabilmente coperti.

Quando compaiono chiusure laterali permanenti, pannelli rigidi, coperture fisse, o ancora si verifica un incremento stabile della superficie abitabile, la situazione cambia radicalmente, sia sul piano ,sia su quello condominiale. In questi casi possono essere necessari specifici titoli edilizi e aumentano anche le possibilità di contestazioni da parte del condominio o del Comune.

Meglio muoversi con prudenza

Prima di installare una pergotenda, quindi, è consigliabile verificare il regolamento condominiale, controllare eventuali vincoli urbanistici o paesaggistici, mantenere uniformità estetica con

il resto dell’edificio, informare preventivamente l’amministratore, affidarsi a un tecnico qualificato.

Si eviterà così che un semplice elemento esterno si trasformi in un contenzioso legale, che potrebbe durare anche anni.

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