Il Reddito di Libertà, contributo economico destinato alle donne vittime di violenza in condizioni di disagio economico, sarà alimentato da nuove risorse. Con la Legge di bilancio il Governo ha rifinanziato il Fondo delle pari opportunità, portando la dotazione complessiva a 16,5 milioni di euro per il 2026, 16 milioni per il 2027 e 12 milioni a partire dal 2028.
Si tratta di fondi che si aggiungono a quelli già stanziati nel 2025 e che consentiranno di riattivare in modo strutturale una misura pensata per favorire l’autonomia e l’emancipazione delle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Cos’è il Reddito di Libertà
Il Reddito di Libertà è una misura introdotta nel 2021 con l’obiettivo di sostenere, attraverso l’indipendenza economica, le donne vittime di violenza che si trovano in situazioni di povertà o grave fragilità economica.
Negli ultimi anni il contributo è rimasto bloccato per oltre dodici mesi, costringendo Comuni e realtà territoriali a intervenire con risorse proprie, riuscendo però a coprire solo una parte limitata delle domande. Il rifinanziamento previsto dal 2026 punta a superare questa fase di stallo.
Ammontare del contributo
Il Reddito di Libertà prevede un assegno mensile fino a 500 euro, erogato per un massimo di 12 mesi, per un importo complessivo che può arrivare fino a 6.000 euro.
L’importo viene riconosciuto dall’Inps sulla base della situazione personale della richiedente e può essere incrementato da eventuali interventi regionali.
Il contributo non è soggetto a tassazione ed è compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito, come Assegno di Inclusione, NASpI, cassa integrazione, assegno al nucleo familiare, assegno unico universale.
A chi è destinato
Il Reddito di Libertà è rivolto alle donne vittime di violenza, con o senza figli minori, che:
- siano seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni;
- abbiano avviato, con il supporto dei servizi sociali, un percorso di uscita dalla violenza;
- siano residenti in Italia.
Possono presentare domanda le cittadine italiane e dell’Unione europea, le cittadine extracomunitarie in possesso di regolare permesso di soggiorno, e ancora, le donne con status di rifugiate politiche o titolari di protezione sussidiaria.
Come presentare la domanda nel 2026
La domanda per il Reddito di Libertà deve essere presentata al Comune di residenza, direttamente dall’interessata o tramite una persona delegata.
Le date ufficiali per il 2026 non sono ancora state comunicate, ma la procedura resta invariata. Per presentare la richiesta è necessario compilare l’apposito modulo, che deve contenere:
l’attestazione della condizione di bisogno ordinario o straordinario e urgente, rilasciata dal servizio sociale territoriale;
la dichiarazione che certifica il percorso di emancipazione e autonomia, rilasciata dal legale rappresentante del centro antiviolenza;
un Iban valido per l’accredito del contributo.
Una volta inviata la domanda, il Comune rilascia una ricevuta di avvenuta presentazione. Successivamente l’Inps verifica i requisiti e, in presenza di risorse disponibili, comunica l’accoglimento della richiesta al Comune e alla beneficiaria tramite e-mail o telefono indicati nel modulo.
Le richieste di accesso a questa forma di sostegno vengono valutate in base all’ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse disponibili.
Non sono previste priorità specifiche, se non il vincolo legato ai fondi stanziati per ciascun anno.
Il contributo è finalizzato a sostenere spese legate ad autonomia abitativa, riacquisizione dell’autonomia personale, percorso scolastico e formativo dei figli minorenni.
Durata agevolazione e novità Isee
Il Reddito di Libertà viene riconosciuto per un massimo di 12 mesi e non può essere richiesto una seconda volta da chi ne ha già beneficiato. È invece possibile ripresentare la domanda l’anno successivo nel caso in cui quella precedente non sia stata accolta per esaurimento dei fondi disponibili.
Una novità rilevante riguarda l’Isee.
Per il 2026 e il 2027 è prevista la possibilità di ridurre o azzerare il requisito Isee per l’accesso ad agevolazioni fiscali e sociali destinate alle donne vittime di violenza di genere.L’agevolazione ha una durata di 12 mesi a partire dalla presa in carico e dall’avvio degli interventi di protezione da parte dei centri antiviolenza riconosciuti.