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Stellato: “La Corte europea impone un limite al fisco e allo Stato investigatore”

La reazione dopo la sentenza della Cedu secondo cu l’accesso discrezionale dell’Amministrazione finanziaria ai dati bancari costituisce un’ingerenza nella vita privata non compatibile con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Stellato: “La Corte europea impone un limite al fisco e allo Stato investigatore”
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Il Prof. Ezio Stellato, direttore delle Politiche fiscali dell’Istituto Milton Friedman, si esprime così sulla sentenza della CEDU: “Il duro intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo segna un passaggio decisivo nel rapporto tra fisco e cittadini italiani, imponendo una riflessione profonda sul confine tra potere pubblico e libertà individuali. Secondo i giudici di Strasburgo, l’accesso discrezionale dell’Amministrazione finanziaria ai dati bancari costituisce un’ingerenza nella vita privata non compatibile con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, configurando una violazione di carattere sistemico. La normativa italiana consente infatti all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza di acquisire informazioni, documenti e dati finanziari dei contribuenti senza una previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria e senza una chiara definizione dei presupposti, dei limiti e delle modalità del controllo. In nome della lotta all’evasione fiscale, obiettivo legittimo e condivisibile, si è così consolidato un modello fondato su un’eccessiva discrezionalità amministrativa, non bilanciata da garanzie procedurali adeguate né da un controllo giurisdizionale effettivo, né ex ante né ex post. La Corte EDU censura proprio questo automatismo, ricordando che l’efficienza dell’azione fiscale non può giustificare la compressione dei diritti fondamentali. Particolarmente significativa appare, in questo quadro, la posizione assunta nel tempo dalla giurisprudenza interna, che ha spesso ritenuto legittime le ispezioni fiscali anche in assenza di specifiche tutele, qualificando l’accesso ai dati come atto interno non immediatamente sindacabile. Una lettura che Strasburgo smentisce, riaffermando che l’ingerenza nella sfera economica e privata del cittadino richiede regole chiare, motivazioni puntuali e controlli indipendenti. Da una prospettiva liberale, la pronuncia rappresenta un richiamo essenziale: lo Stato di diritto si fonda sulla capacità di autolimitarsi, soprattutto quando esercita poteri invasivi. La privacy non è un ostacolo alla legalità, ma una garanzia contro l’arbitrio.

Riformare i controlli fiscali in senso garantista non significa favorire l’evasione, bensì rafforzare la legittimità dell’azione pubblica e ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni senza il quale anche la legalità rischia di ridursi a mera violenza di Stato”. Conclude il prof. Stellato.

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