Colpo alla mafia, stroncato a Messina il business con il cemento impoverito

I fratelli Pellegrino, imprenditori del calcestruzzo affiliati alla cosca messinese di Giacomo Spartà, hanno lucrando sul cemento impoverito

Colpo alla mafia, stroncato a Messina  
il business con il cemento impoverito

Messina - Un giro d’affari record, con un incremento del capitale fino al mille per cento in pochi mesi. I due fratelli Pellegrino, imprenditori del calcestruzzo e del movimento terra, elementi di vertice del clan affiliato alla cosca mafiosa messinese di Giacomo Spartà, in base alle indagini della Dia di Messina avrebbero lucrando sul cemento "impoverito" o depotenziato, consolidando una sorta di monopolio nel settore grazie ai loro rapporti mafiosi. Sono emerse, infatti, gravi irregolarità legate alla fornitura di calcestruzzo, in molti casi erogato in misura inferiore rispetto alle quantità previste. A carico dei boss gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Messina hanno proceduto alla confisca di beni per 50 milioni di euro. Tra i beni sottratti definitivamente diverse quote societarie, 40 automezzi e impianti produttivi, nonchè 39 immobili.

Il pm: "Cacciato il clan dal mercato" "Con la confisca dei beni ai fratelli Pellegrino abbiamo messo fuori mercato un’impresa che era riuscita ad avere, grazie ai condizionamenti mafiosi, il monopolio del calcestruzzo a Messina", ha spiegato il sostituto procuratore della Dda Fabio D’Anna nel corso della conferenza stampa alla Dia di Messina per spiegare il provvedimento patrimoniale da 50 milioni di euro eseguito dalla Dia di Messina nei confronti degli imprenditori Nicola e Domenico Pellegrino, costruttori ritenuti legati al clan mafioso di Giacomo Spartà. Cautela degli inquirenti su opere pubbliche e private a rischio perchè realizzate in riva allo Stretto con cemento impoverito. "Sono in corso le verifiche - ha detto il nuovo direttore della Dia Nastasi - per accertare questi aspetti".

L'operazione Lux La confisca patrimoniale nasce da un’inchiesta penale del 2004, l’operazione "Lux" che però era stata poi archiviata. A supporto delle indagini della Dia una consulenza tecnica e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Centorrino che avrebbe ricevuto le confidenze da Giuseppe Pellegrino, fratello degli imprenditori tuttora detenuto, sulla preparazione e lavorazione di calcestruzzo depotenziato. In pochi anni le imprese dei Pellegrino - secondo la Dia - avevano raggiunto la produzione di ben 60 mila metri cubi l’anno contro una media nazionale di questo tipo di imprese di appena 25mila. "Con le norme sulla confisca e il sequestro dei beni alla criminalità organizzata fortemente volute da questo Governo, oggi abbiamo impoverito un altro gruppo criminale mafioso", ha commentato il ministro della Giustizia Angelino Alfano. "A queste persone - ha proseguito il Guardasigilli - sono state sottratte quote societarie, immobili, terreni, ville, conti correnti e altri beni frutto di attività illecita. Ancor più importante, a queste persone, ai loro familiari e ai loro accoliti viene di fatto impedito il prosieguo delle attività criminali che, in questo caso, prevedevano, fra l’altro, la fornitura di calcestruzzo depotenziato per attività edilizia".

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