Il commento Ma proteggere i «nostri» tocca anche alle istituzioni pubbliche

Salvo eccezioni, gli italiani sono i brutti anatroccoli dell’arte contemporanea, pur non avendo alcunchè da invidiare ai colleghi stranieri nè per talento nè per cultura. Eppure sono poco presenti alle mostre e alle fiere che contano e costano meno. Da colpe, sia ben chiaro, non sono esenti. Viaggiano poco, non sanno l’inglese, raramente si muniscono di un sito internet, e, dicono, sono poco affidabili. Una cosa però è certa: rispetto ai colleghi d’oltralpe, sono meno sostenuti sia dalle istituzioni, sia dalle loro stesse gallerie che spesso rinunciano a promuoverli all’estero. È un gatto che si morde la coda. Le gallerie europee sostengono i loro artisti anche perchè hanno alle spalle musei e gallerie civiche che li inseriscono nelle collezioni permanenti. Da noi i musei contemporanei sono pochi e raramente collezionano artisti sotto i 40 anni, lasciati così in balìa dei mercanti. In Germania, Svizzera e Paesi anglosassoni sono più diffuse anche le associazioni no profit come Viafarini che organizzano mostre e incontri sulla ricerca. Milano, che è capitale del mercato e oggi ha 5 suoi artisti alla Biennale di Venezia, non può più rinunciare a dedicare uno spazio espositivo alle nuove generazioni.

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