Como Cade il muro e anche l’assessore: Caradonna rimette le deleghe

Alla fine almeno una testa è dovuta saltare. Dopo la decisione dell’abbattimento del «muro della discordia», all’amministrazione comasca serviva un segnale forte da lanciare all’opinione pubblica. Così l’assessore alle Grandi Opere del Comune di Como Fulvio Caradonna ha rassegnato le sue dimissioni al sindaco di Como Stefano Bruni. Difficile comunque che Caradonna sia allontanato dalla giunta. Considerato il rapporto di vicinanza con Bruni è più probabile che rimanga vicesindaco rinunciando alle deleghe sui lavori delle paratie e ai lavori pubblici. Tuttavia c’è chi sostiene che a Como era comunque arrivato un vento di rimpasto di nomine e, sebbene a monte fosse stato da escludere, adesso nel futuro dei nuovi nomi da riassociare alle deleghe rientrerà anche il nome di Caradonna.
Fino a l’altro ieri, prima dell’annuncio liberatorio dell’abbattimento del muro, il sindaco Bruni e lo stesso Caradonna erano rimasti soli e asserragliati dal fuoco incrociato di compagni di partito e opposizione che contestavano la linea conservativa verso il progetto anti-esondazione. Soltanto l’intervento di Formigoni e il seguente annuncio liberatorio avevano smorzato la tensione.
Nel frattempo il Codacons, Codici e Adoc hanno annunciato che presenteranno un esposto alla procura regionale della Corte dei Conti per accertare se nella costruzione e abbattimento del cosiddetto muro di Como vi siano state, o vi saranno, delle spese eccessive o inopportune con conseguente danno erariale. Anche i verdi in Regione ieri sono intervenuti a riguardo: «Per l’abbattimento del muro in corso di realizzazione a Como, sul lungolago, si ipotizza un intervento finanziario di Regione Lombardia per diversi milioni di euro. Chiediamo un rapido abbattimento dell’ecomostro e che non un euro di soldi pubblici venga stanziato dal Pirellone per eliminare una bruttura autorizzata dal sindaco Bruni - ha affermato Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi al consiglio regionale della Lombardia - . Chi ha sbagliato deve pagare perché ai cittadini, di Como e della Lombardia, non è giusto far pagare ciò che cocciutamente un pubblico amministratore, con l’avallo di pochi altri, ha voluto realizzare a tutti i costi, salvo poi tornare sui propri passi chiedendo l’aiuto di Regione Lombardia».