Conti pubblici, a maggio boccata d’ossigeno

RomaIn una giornata sostanzialmente negativa per la Borsa le buone notizie sono arrivate dal ministero dell’Economia. Nei primi cinque mesi del 2010 il fabbisogno si è attestato a circa 50,1 miliardi, in calo di 6 miliardi sui 56,2 dell’analogo periodo del 2009.
A maggio, spiega Via XX Settembre, è ammontato a 8,1 miliardi, in aumento di 400 milioni sui 7,7 miliardi dello stesso mese dell’anno scorso. Il dato è positivo, sottolinea il Tesoro, perché include i 2,9 miliardi di euro prestati alla Grecia per stabilizzare finanziariamente l’area euro.
Al netto di questa posta straordinaria lo sbilancio di cassa si sarebbe fermato a quota 5,2 miliardi con un calo di 2,5 miliardi sul 2009. Analogamente anche il calo dei primi cinque mesi avrebbe sfiorato i 9 miliardi di euro. Come ha fatto Giulio Tremonti («il dato sul fabbisogno di maggio è straordinariamente buono; i conti italiani sono in regola, sono saltati quelli dell’Ue», ha commentato il ministro ieri in serata durante il programma Ballarò) a conseguire un buon risultato nonostante l’intensificarsi dei segnali di crisi e la recrudescenza della speculazione sui mercati? Il fattore sul quale ha giocato il Tesoro è stato quello della spesa per interessi. Le emissioni di nuovi titoli di Stato hanno ridotto questo onere a carico della finanza pubblica. Analogamente non si possono trascurare altri due fattori che hanno contribuito ad incrementare le entrate. In primo luogo, la proroga dello scudo fiscale. La regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero dai cittadini italiani ha determinato un incasso straordinario. Secondo le stime ufficiose più recenti, fino alla scadenza del 30 aprile sarebbero stati messi in regola circa 10-12 miliardi di euro di beni mobili e immobili. Le aliquote del 6 e del 7% a titolo di sanzione dovrebbero avere prodotto un introito di poco inferiore al miliardo di euro. Altri 800 milioni di euro invece sono giunti dal rilascio della concessione per la gestione di lotterie nazionali. In pratica, la concessione del «Gratta e vinci», nuovamente aggiudicata a un consorzio guidato da Lottomatica, è già stata contabilizzata nel bilancio dello Stato sulla base della previsione della legge anticrisi dell’anno scorso. Le angosce sui conti pubblici nell’anno in corso, al momento, non hanno ragion d’essere. Anzi, i dati sul fabbisogno sembrano quasi mettere ulteriormente in «sicurezza» la manovra biennale firmata lunedì dal presidente della Repubblica. Se l’impatto sul 2011 e sul 2012 si attesterà su complessivi 24,9 miliardi di euro, per l’anno in corso gli effetti saranno molto modesti. Si attesteranno, infatti, a circa 6,5 milioni di euro a causa di maggiori spese per 408 milioni a fronte di 415 milioni di nuove entrate tributarie e contributive, derivanti quasi esclusivamente dalle nuove misure di contrasto all’evasione fiscale (anche se l’effetto del nuovo redditometro sarà pari a zero nel 2010). L’impatto, dunque, sarà praticamente nullo e la tenuta del fabbisogno è perciò fondamentale.
Certo, alcuni effetti del decreto saranno visibili subito. A partire dall’applicazione dei pedaggi sulla rete autostradale Anas che, secondo la relazione tecnica della manovra depositata in Senato, dovrebbe garantire 83 milioni di maggiori entrate quest’anno. Altri 10 milioni di euro giungeranno dall’addizionale del 10% sulle stock option e sulle altre forme di incentivazione dei lavoratori dipendenti del settore privato. Il resto si concentrerà negli anni successivi.

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