Così la veduta mozzafiato divenne arte

Ci sono tanti modi per raccontare Roma: esponendo reperti nel Colosseo, come nella mostra «Divus Vespasianus», o fotografandola, come in «Via dell’Impero» ai Musei Capitolini; si può farne un fumetto, come nel caso di «Etruscomix» al Museo di Villa Giulia, o raccontarla attraverso i paesaggisti dei secoli XVII e XVIII, esposti Villa d’Este. In questo percorso alla scoperta della città, non può mancare una tappa alla Sala Santa Rita, perché lì è esposta l'opera di chi Roma ha scelto di raccontarla a 360°, guardandola dalla terrazza di una casa in via di San Teodoro, al numero 2. L’artista è Niké Arrighi Borghese, figlia del console italiano Ernesto Arrighi, principessa e - tra le altre cose - attrice per Truffaut in film di culto della Nouvelle Vague come Effetto notte e Jules e Jim, e la sua è la prima acquaforte panoramica eseguita nella storia dell’arte: una grandiosa veduta della città lunga 530 cm e composta da otto stampe. Posta proprio al centro della mostra, l’acquaforte traccia in un giro caleidoscopico a 360° dal Palatino al Campidoglio tra ruderi, cupole barocche, palazzi rinascimentali, terrazzi, tetti, antenne, gru e, soprattutto, le immancabili impalcature delle opere di Niké, caratteristiche del paesaggio romano del quale sono parte integrante, proprio come il Colosseo. Ma com’è nata l’idea di un’acquaforte panoramica? Galeotta fu la gatta Polly che aprì a Niké le porte della casa di Jean De Ruyt, ambasciatore del Belgio a Roma, in via di San Teodoro 2. Sulla terrazza di quell’appartamento l’artista c’era già stata, nel dicembre del 2001; gli inquilini erano altri (allora erano l’ambasciatore Nothomb e sua moglie), ma la vista mozzafiato era sempre la stessa. Quando l’Arrighi Borghese seppe che la figlia dei nuovi inquilini, Amber De Ruyt, desiderava tanto avere una gattina, si adoperò per trovarne una educandola all’etichetta casalinga e diplomatica, e in cambio ottenne il permesso di disegnare la vista da quella terrazza. Ecco perché oggi la gatta Polly troneggia in primo piano nell’acquaforte. Di fronte all’opera panoramica di Niké, su quella terrazza sembra davvero di esserci e di potersi guardare attorno ammirando la vista. «In tanti mi hanno chiesto perché non faccio la stessa cosa a Parigi o a Londra. La risposta è semplice: perché nelle altre città non ho mai trovato una vista così interessante». Dopo essere stata in mostra al museo comunale di Turania e a Sidney, l’opera è tornata a Roma, esposta in una struttura circolare «leonardesca» che riproduce la visione a 360° che si gode dalla terrazza di via San Teodoro. Tutt’intorno, i disegni e le acqueforti su carta granulosa con cui Niké, a partire dal suo ritorno in Italia nel 1982 da Hong Kong (dove sposò Paolo Borghese), ha realizzato il suo personale Gran Tour nella città eterna, aggiornato attraverso gli elementi della contemporaneità: impalcature, gru, automobili, elicotteri e aerei, e ancora impalcature attorno al pantheon, attorno al Tempio di Vesta, nel Foro Romano. «Amo le impalcature perché rappresentano lo scheletro di ciò che contengono - spiega Niké - eliminarle dalle mie opere non sarebbe possibile, perché esse esistono, ci sono quando mi guardo attorno, sono un segno della vita di oggi. E poi il Pantheon, con l’impalcatura attorno, mi affascina ancora di più. Nelle mie opere, è come se Roma si guardasse nello specchio, e quando ci si guarda nello specchio, inevitabilmente, si vedono anche le rughe». Una curiosità: nella folla che anima le sue opere, Niké ama inserire volti noti, di amici o di parenti. Se guardate con attenzione i passanti in piazza del Popolo, ad esempio, potreste riconoscere la figlia di Niké, Flavia Borghese, o Federico Fellini. Nell’acquaforte dedicata al Teatro Marcello, si nota invece una donna affacciata alla finestra: è la madre di Niké, Eleanora Cox, prima ballerina australiana e mannequin per Schiapparelli, che abitò proprio in quel palazzo dopo essersi trasferita a Roma al seguito del marito.

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