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Appalti, tregua olimpica sull'inchiesta

Dopo la fine dei Giochi, all'aggiunto Paolo Ielo toccherà riprendere in mano il fascicolo

Appalti, tregua olimpica sull'inchiesta
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Ormai c'è una certezza: le Olimpiadi invernali inizieranno tra sedici giorni senza il rischio che sulle piste piombi un avviso di garanzia. Le indagini aperte due anni fa dalla Procura della Repubblica sull'organizzazione dei Giochi sono (tanto per stare in tema) congelate: tutto fermo, in attesa che la Corte costituzionale si esprima sullo scontro tra governo e Procura nato dall'inchiesta avviata all'inizio dello scorso anno sugli appalti per l'evento. Tregua olimpica (forzata) su slalom e pattinate. Ma con la possibilità che a Giochi conclusi si torni a discutere di reati e di processi: e che l'indagine sui Giochi diventi una delle prime, grosse rogne sul tavolo del procuratore aggiunto Paolo Ielo, da poco approdato alla guida del pool anticorruzione della Procura.

L'indagine sugli appalti olimpici, avviata dall'allora procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, era andata a bloccarsi contro il decreto urgente varato nel giugno 2024 dal governo Meloni che dichiarava la Fondazione Milano-Cortina, ovvero l'ente organizzatore dei Giochi, un ente privato: quindi non sottoposto alle norme sulla corruzione né sugli appalti pubblici. Un provvedimento che azzerava sul nascere sia le accuse relative alle forniture di servizi informatici sia quelle alle assunzioni allegre mosse dai pm ai vertici della Fondazione. Alla fine delle indagini, la Siciliano e i suoi pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis avevano chiesto comunque l'archiviazione delle accuse di corruzione, non essendo stata raggiunta la prova del reato; ma avevano insistito sulle accuse di turbativa d'asta, e in aprile avevano chiesto che venisse dichiarata la incostituzionalità del decreto del governo Meloni, sostenendo che violava sia la Costituzione sia le convenzioni europee contro la corruzione.

Il giudice preliminare titolare del fascicolo, Patrizia Nobile, ha trasmesso il 5 novembre scorso alla Corte costituzionale il provvedimento in cui fa proprie le obiezioni della Procura sulla legittimità del decreto. L'ordinanza della dottoressa Nobile è stata pubblicata alla vigilia di Natale sulla Gazzetta ufficiale, e - considerati i tempi medi di attesa - questo rende impossibile che la Consulta si pronunci prima della cerimonia inaugurale nello stadio di San Siro. Nella sua ordinanza, il giudice analizza in profondità la struttura societaria della Fondazione e la macchina organizzativa dei Giochi. E conclude affermando che «a determinare la natura pubblica di un ente non è la forma: anche un soggetto che ha una forma privatistica può essere pubblica amministrazione», specie quando abbia come oggetto «il valore dello sport che è stato sempre costituzionalmente garantito». Ancora: «Fondazione Milano Cortina 2026 è stata istituita per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale, e segnatamente la realizzazione dei valori dello sport in conformità con la Carta olimpica».

Anche la composizione del Cda, sostiene il giudice, è la prova che la Fondazione «riveste la qualifica di organismo di diritto pubblico ed in quanto tale è sottoposta alla procedura dell'evidenza pubblica».

Cosa ne pensa la Corte costituzionale? Se ne parlerà (come già fu per l'Expo) a Giochi fatti.

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