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Askatasuna, a Torino si riapre il processo: polemiche in aula

L’Appello ha accolto la richiesta della procura generale: sono 25 gli imputati, 16 quelli con ipotesi di reato di associazione per delinquere

Askatasuna, a Torino si riapre il processo: polemiche in aula
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Si è riaperto a Torino il processo che vede alla sbarra gli antagonisti del centro sociale Askatasuna, chiuso definitivamente lo scorso dicembre con il sequestro dello storico edificio in corso Regina Margherita 47. La prima udienza del processo d’appello si è aperta oggi e non sono mancate tensioni in aula, come spesso accade quando gli imputati sono gli esponenti del centro sociale, anche se si trattava si un’udienza tecnica al termine della quale la corte ha acconsentito alla rinnovazione del dibattimento. Sono stati ammessi anche due testimoni, agenti della Digos che svolsero le indagini già ascoltati durante il primo grado: verranno ascoltati per l’identificazione e per la parte relativa alla struttura del centro sociale.

Al contrario, è stata respinta la richiesta di inserire nel procedimento l’audio dell’intervista concessa a dicembre da uno degli storici leader dei No Tav e del centro sociale. Dei 25 imputati sono 16 quelli che devono sostenere l'accusa di associazione per delinquere. In primo grado c'erano state 18 condanne (a pene comprese fra i cinque mesi e i quattro anni e 9 mesi di reclusione) ma solo per singoli episodi avvenuti nel corso di manifestazioni o scontri di piazza perché non era stata dimostrata l’associazione per delinquere. A essere stata respinta è stata la richiesta di uno degli avvocati difensori nei confronti di una giudice della Corte d'appello di Torino, che aveva fatto parte del tribunale che nel 2015 si pronunciò su uno degli imputati, di “valutare l'opportunità di astenersi”: non una richiesta di ricusazione, quindi.

Il difensore dell'imputato ha sostenuto che “il principio di terzietà è stato uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del Sì referendum sulla giustizia. Cavalli che sono stati sconfitti. Per fortuna, aggiungo. Ma dobbiamo applicare il principio al caso concreto: è possibile che sia creata una condizione di incompatibilità tale da rendere opportuna l'astensione?”. Per il procuratore generale la richiesta è “infondata” e ha aggiunto che “di opportuno c'è il rispetto che si deve avere per il giudice”. Quindi, ha sottolineato di trovare “grave che la questione sia stata posta sul piano della terzietà”.

Tra i momenti più tesi dell’udienza c’è stata la protesta dei difensori degli imputati, i quali hanno detto ai giudici della Corte di Appello di non avere apprezzato un riferimento alla normativa sui “delinquenti abituali e professionali” fatto dall'avvocato Mauro Prinzivalli, legale di parte civile per conto della presidenza del Consiglio dei Ministri.

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