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Boeri e Zucchi a processo per la Beic

Il caso della nuova biblioteca. I due architetti rinviati a giudizio per turbativa d’asta e dichiarazioni false sul conflitto di interessi

Boeri e Zucchi a processo per la Beic
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Vanno a processo gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi per la vicenda che riguarda il concorso per il progetto della Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura. Ieri nell'udienza preliminare il gup Fabrizio Filice ha deciso il rinvio a giudizio per i due professionisti di fama internazionale e docenti del Politecnico.

Boeri e Zucchi sono accusati di turbativa d'asta e false dichiarazioni sul conflitto d'interessi per il caso del concorso internazionale per la realizzazione della nuova biblioteca. Il gup ha rinviato a giudizio anche gli altri quattro professionisti coinvolti. Il processo comincerà il 17 aprile. «Confermo la fiducia nella magistratura. Confido di poter dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati», è la reazione di Boeri. Mentre Zucchi (nella foto), che ieri era in aula, ha dichiarato: «Sono molto tranquillo e credo che nel dibattimento si chiarirà tutto, perché ci sono prove abbastanza specifiche sul fatto che abbiamo sempre agito con rigore e correttezza». Poi sorridendo, ai cronisti, ha aggiunto: «Non farò mai più una giuria in vita mia. Sono trent'anni che faccio giurie e mi sono sempre comportato con correttezza, anzi in genere mi chiamano perché sanno che sono una persona molto rigorosa» Infine: «A volte le narrazioni diventano più forti dei fatti concreti, ma il dibattimento chiarirà molte cose».

Le indagini dei pm Giancarla Serafini e Paolo Filippini hanno fatto emergere che le due archistar non hanno dichiarato il conflitto di interessi in sede di concorso, come invece avrebbero dovuto fare. Restando dunque rispettivamente come presidente e componente nella commissione aggiudicatrice che, nel luglio 2022, ha proclamato vincitrice una cordata di cui facevano parte alcuni loro allievi o partner professionali, pure rinviati a giudizio (solo per turbativa d'asta). Si tratta di Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura del Politecnico, e Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh. C'è poi il progettista Andrea Caputo. La Procura aveva stralciato, in vista dell'archiviazione, la posizione di un altro architetto, Manuela Fantini, e cancellato dalle imputazioni un episodio di falso in atto pubblico.

Per il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, che ha condotto l'inchiesta, ci sarebbero stati «accordi», documentati da chat, per assegnare la gara indetta dal Comune. Né Palazzo Marino né la Fondazione Beic si sono costituiti parte civile nel procedimento. Tamburelli in particolare, secondo l'accusa, avrebbe avuto il ruolo di «cerniera» con i due docenti durante l'iter di valutazione. Per le difese, al contrario, ha vinto il progetto migliore e non ci furono favoritismi né accordi illeciti sottobanco. Ma progetti valutati in forma «anonima» e eventuali conflitti non segnalati solo perché le regole prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione «in corso». Il caso vede imputato anche Caputo, che arrivò terzo al concorso.

Il gip Luigi Iannelli, il 18 febbraio 2025, ha rigettato la richiesta dei pm di arresti domiciliari per Boeri, Zucchi e Tamburelli, disponendo però a loro carico misure interdittive. Boeri è già a processo per abusi edilizi nel progetto Bosconavigli.

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