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Cinturrino resta in carcere: "Metodi intimidatori"

Il gip ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione e del rischio di inquinamento probatorio

Cinturrino resta in carcere: "Metodi intimidatori"
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Resta in carcere l'agente Carmelo Cinturrino. Il gip di Milano, Domenico Santoro, ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano con l'ipotesi di omicidio volontario nei confronti del 28enne Abderrahim Mansouri, ucciso con un colpo di pistola in via Impastato a Rogoredo alle 17.33 del 26 gennaio, ma non ha convalidato il fermo eseguito dalla squadra mobile lunedì mattina e motivato dal pericolo di fuga del poliziotto 41enne. Accolta la richiesta del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola. Il gip ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione e del rischio di inquinamento probatorio. Cinturrino ieri aveva risposto alle domande durante l'interrogatorio di convalida in carcere a San Vittore.

Il giudice Santoro non ha convalidato il fermo per mancanza del pericolo di fuga, mentre ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per i gravi indizi di colpevolezza e ritenendo che Cinturrino possa uccidere ancora e inquinare le prove, come tentare di convincere i suoi colleghi a rendere una versione in linea con la sua. Gli agenti che si trovavano con lui nel boschetto di Rogoredo, sentiti dal pm come testimoni nell'immediatezza dei fatti, avevano fornito un racconto che confermava quello del assistente capo. Riconvocati, ma come indagati, lo scorso 19 febbraio, hanno corretto il tiro fornendo particolari a riscontro delle indagini e confermando il sospetto della messinscena della pistola finta. Un replica di una Beretta che Cinturrino, è la ricostruzione, ha messo vicino al corpo di Mansouri dopo averlo ucciso e prima di chiamare i soccorsi - con un ritardo di 23 minuti - in modo da acclarare la tesi della legittima difesa.

Nessun "spirito collaborativo" nell'interrogatorio di ieri da parte di Carmelo Cinturrino, che ha ammesso solo "aspetti che risultavano" già acclarati nelle indagini, come di aver "alterato la scena del delitto" mettendo la pistola finta, mentre per il resto dichiarazioni non credibili come su quel colpo esploso, a suo dire, con intento solo "intimidatorio", perché spaventato.

In più i suoi "metodi intimidatori" nelle operazioni, che lui ha negato, trovano "conferma" nelle testimonianze. Lo scrive il gip Domenico Santoro nell'ordinanza di custodia in carcere per il poliziotto per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri.

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