Nonostante il rumore di fondo di queste settimane e nonostante i tanti, legittimi, critici della nuova indagine, la procura di Pavia che sta lavorando sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco sembra essere graniticamente convinta della colpevolezza di Andrea Sempio, indagato. La presenza di un condannato in giudicato, Alberto Stasi, è un ostacolo enorme in questo procedimento e rappresenta un unicum nella storia giudiziaria ma il procuratore Fabio Napoleone sembra essere sicuro di poter superare anche questo scoglio, come si deduce dalla proposta alla procura generale di Milano di chiedere alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia la revisione per il condannato.
I procuratori pavesi, infatti, sono certi di avere individuato 21 indizi per arrivare a un epilogo diverso. Ci sono le intercettazioni ambientali, note e non note, che rappresentano il cuore delle indagini tradizionali del nuovo fascicolo. Da queste intercettazioni i procuratori hanno captato i soliloqui di Sempio, quei flussi di coscienza durante i quali l’indagato ha detto cose che, secondo chi indaga, possono essere connesse con l’omicidio. Ma ci sono anche le tre telefonate fatte sicuramente da Sempio a casa Poggi nei giorni antecedenti l’omicidio, a proposito delle quali l’indagato non avrebbe detto tutta la verità. E poi ancora le ricerche online sul Dna, quando ancora non se ne parlava, i soldi “recuperati” tra il 2016 e il 2017 quando Sempio è stato indagato per la prima volta, che potrebbero essere stati il mezzo per arrivare a un’archiviazione rapida, secondo chi investiga.
Senza dimenticare l’impronta 33, che era “visibile prima che il Ris di Parma spruzzasse la ninidrina”, perché non era una traccia “semplicemente sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili”, che rappresenta l’architrave dell’accusa assieme al Dna sull’estremità delle dita della vittima. Ma anche l’assenza di un alibi, perché lo scontrino non può essere considerato tale e il ritorno per più volte sulla scena del delitto, all’esterno dell’abitazione di casa Poggi, il pomeriggio dell’omicidio. Un comportamento non lineare secondo gli investigatori, che non ha una giustificazione logica con il suo racconto messo a verbale. E a tutto questo si aggiunge, come corollario, il materiale web e quello dei diari, che secondo chi indaga aiuta a comprendere il presunto movente dell’omicidio.
Nei documenti ci sono poi alcune precisazioni, come quella del Dna sui pedali. I consulenti della Procura di Pavia hanno smentito l'ipotesi di uno scambio di campioni nel caso Garlasco, chiarendo che l'identico valore di 2,78 ng/ul di Dna trovato sui pedali della bici e sul cucchiaino è solo una coincidenza numerica. La sovrapposizione è apparente perché i dati derivano da metodi di analisi diversi: sui pedali è stato isolato Dna umano certo, mentre sul cucchiaino il calcolo includeva anche batteri e funghi.
Però c’è anche una precisazione sul bagno, perché, scrivono i pm nel documento inviato alla procuratrice generale Francesca Nanni per la revisione di Sempio, è “francamente incompatibile” con la presenza di “ben quattro capelli scuri, mai periziati” dentro al lavello e con l'assenza della “minima traccia di emoglobina” nel “sifone dello scarico”. Mentre, dicono, le impronte dell'anulare e del mignolo sinistro di Stasi sono “ravvicinate” e “facilmente” compatibili con la normale presa dell'oggetto.