La tanto attesa “discovery” degli atti di indagine della procura di Pavia sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco è arrivata. Ora gli avvocati dovranno leggere le centinaia di pagine della procura di Pavia e dei carabinieri del Nucleo investigativo, ma qualcosa sta già emergendo, sia per quanto riguarda espressamente Andrea Sempio, sia per quanto riguarda gli appunti fatti dai carabinieri sulla condanna di Alberto Stasi. La sua condanna, secondo gli investigatori, rappresenta “una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni”. E, sempre secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, “appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori”.
È una riflessione molto dura quella fatta dai carabinieri, quasi un inedito in scenari simili, perché sottolineato che “alla base vi è la convinzione che Stasi, con la complicità più o meno consapevole di altri soggetti, anche inquirenti, abbia consapevolmente nascosto la bicicletta nera con cui aveva raggiunto via Pascoli ammazzando la propria fidanzata: bicicletta, poi, sottratta agli inquirenti e rinvenuta soltanto a distanza di anni”. Tuttavia, scrivono i militari, “anche ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici, e cioè quella di non far sparire definitivamente quella bicicletta disfacendosene completamente, ci sono altri elementi francamente incomprensibili”. Sottolineano che la bicicletta “Holland” nel 2014 era completamente diversa da quella vista dalla signora Bermani, unico testimone attendibile, che quindi non si trovava davanti a casa della vittima quella mattina.
E qui i militari tornano sul famoso scambio di pedali, spiegando che “è impossibile spiegare un atto più illogico ed incongruente” perché, seguendo questa ipotesi, “si deve necessariamente percorrere il tracciato dello Stasi freddo calcolatore che elimina ogni traccia possa ricondurre a sé: ma allora, qual è il motivo per il quale non far sparire completamente la bicicletta Holland?”. Una domanda che si sono posti in tanti in questi 19 anni, che nessuno ha mai saputo risolvere senza cadere in contraddizione. E, infatti, i carabinieri scrivono nero su bianco che, a questa domanda, “non è possibile fornire una risposta logica. E se non è possibile farlo su questo punto, è ancora più paradossale affrontare il tema dello scambio dei pedali: far sparire una bicicletta perché utilizzata per un delitto, ma impiegare del tempo per smontare i pedali e rimontarli sulla bicicletta che verrà data in pasto agli inquirenti”.
Stasi, è l’osservazione finale, almeno nelle prime fasi, “non poteva avere piena consapevolezza di quali e quante fossero le testimonianze raccolte dai Carabinieri, quindi avrebbe avuto senso agire tentando di eliminare ogni oggetto che potesse ricondurlo alla scena del crimine, che fosse bicicletta o pedali”.