Questa volta non ci saranno polemiche, altre accuse alla Procura di avere avuto la mano pesante con le forze dell'ordine: per la sparatoria di domenica pomeriggio in via Cassinis, con il cinese Liu Wenham, colpito alla testa dalle pallottole di un'unità speciale della polizia, il procuratore Marcello Viola e il pm Simona Ferraiuolo hanno aperto un fascicolo d'inchiesta a carico dei quattro agenti, ma con l'ipotesi di reato più blanda possibile. Le accuse più gravi sono riservate al cinese che lotta per la vita in un reparto d'ospedale: se sopravviverà dovrà rispondere di rapina aggravata e tentato omicidio, per i colpi sparati all'indirizzo della pattuglia, oltre che di minacce e porto d'arma.
Dopo una attenta valutazione e sulla base delle prime risultanze delle indagini, il reato che si è scelto di contestare agli agenti è di lesioni colpose che in teoria, in caso di morte del ferito, potrebbe tramutarsi in omicidio colposo. Il reato viene contestato a tutti i componenti della pattuglia, anche se a esplodere i colpi che hanno raggiunto l'asiatico è stato un solo agente. Ma la stessa Procura ha comunque specificato che il reato va scriminato per l'uso legittimo delle armi che porterebbe alla archiviazione completa del fascicolo d'inchiesta. Se la ricostruzione completa della dinamica dello scontro a fuoco confermerà quanto sta emergendo in queste ore, il destino dei poliziotti è di cavarsela senza affrontare alcun processo.
Non si tratta, viene fatto presente in Procura di un «cambiamento di linea». La differenza di trattamento con il poliziotto del commissariato Mecenate che ha ucciso nello stesso quartiere un pregiudicato nordafricano e che viene indagato per omicidio volontario, non è in alcun modo collegata alle polemiche politiche e mediatiche seguite a quel caso. «Sono proprio due storie diverse», dicono gli inquirenti. Ampie le differenze tra la sparatoria di via Impastato e quella di via Cassinis: a partire dal fatto che l'arma impugnata domenica dal cinese era vera, che è stato lui a aprire il fuoco per primo, e che l'intervento della polizia era stato ordinato dalla Centrale. Un'operazione di servizio impeccabile, insomma, anche se conclusasi tragicamente.
Numerosi sono i punti oscuri che restano invece sulla morte di Abderrahim Mansouri, il pregiudicato ucciso a Rogoredo la settimana scorsa. Per verificare la versione del poliziotto che ha sparato, il pm Giovanni Tarzia sta puntando soprattutto sulle analisi balistiche che potrebbero dire qualcosa sulla distanza tra i due al momento dello sparo.
E accertamenti sono in corso («vogliamo capire che operazione fosse») sui motivi per cui il poliziotto fosse in via Impastato senza un ordine di servizio e apparentemente di sua iniziativa dopo un allarme ricevuto via radio.