Condannato dalla giustizia italiana, scarcerato dopo 3 anni: il calvario di Nicola Alfano

A presentare il ricorso il pg Cuno Tarfusser. La storia di Nicola Alfano, accusato di aver ucciso l'amico per avidità

Condannato dalla giustizia italiana, scarcerato dopo 3 anni: il calvario di Nicola Alfano
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Una vicenda incredibile quella vissuta da Nicola Alfano, il visagista arrestato nel settembre del 2020 con l'accusa di aver ucciso il 79enne Bruno Lazzerotti, inscenando poi un incidente. Secondo l'accusa, Alfano aveva agito per mantenere il lascito dell'anziano, che lo aveva nominato suo erede. Riconosciuto colpevole, si era visto confermare dalla Corte d'appello una condanna a 15 anni per omicidio volontario, stabilita dal gup di Pavia. Dopo tanto tempo, finalmente, la verità. Nicola Alfano è stato scarcerato.

Il caso giudiziario

Tutto comincia l'11 giugno 2019, quando Bruno Lazzerotti viene trovato morto all'interno della sua Alfa Romeo Mito a Vellezzo Bellini (Pavia). A dare l'allarme l'amico Nicola Alfano, che agli inquirenti racconta di essersi miracolosamente salvato dal terribile incidente che aveva portato al decesso di Lazzerotti.

La versione di Alfano, tuttavia, non convince gli inquirenti e a inzio settembre 2020, dopo tanti mesi di indagine, l'uomo viene arrestato per omicidio volontario. Lunghissima l'amicizia fra Nicola Alfano e Bruno Lazzerotti, tanto che quest'ultimo, essendo vedovo e non avendo nessun altro, aveva designato l'uomo suo erede universale. Poi, però, Lazzerotti aveva cominciato a frequentare una donna e secondo gli inquirenti ciò aveva provocato la reazione di Alfano, intervenuto per difendere la propria eredità. Questa, insomma, la versione degli investigatori. Secondo la ricostruzione, Alfano avrebbe quindi affogato il 79enne per poi spingere l'Alfa Romeo Mito in un canale e inscenare l'incidente. Da qui l'accusa e poi l'incriminazione per omicidio, fino alla carcerazione con la condanna in primo e secondo grado a 15 anni. Dopo tre anni di reclusione, arriva infine la scarcerazione grazie a un ricorso.

L'accusa riqualificata

È stato il procuratore generale Cuno Tarfusser, lo stesso che ora si sta battendo per fare chiarezza anche sulla strage di Erba, a presentare il ricorso per rianalizzare il caso di Nicola Alfano. Nessun omicidio volontario, secondo Tarfusser. A uccidere Bruno Lazzerotti sarebbe stato effettivamente un incidente. Pertanto si può parlare, piuttosto, di omicidio colposo.

Nel corso della giornata di ieri, dunque, si è chiuso il processo d'appello bis. I giudici hanno effettivamente dato ragione al procuratore, riqualificando l'accusa da omicidio volontario a omicidio colposo. La condanna è passata a due anni e due mesi, e Nicola Alfano, rappresentato dagli avvocati Federico Cecconi e Nicolò Velati, è stato scarcerato.

Secondo il pg Cuno Tarfusser, che ha affermato di essersi recato personalmente nelle zone coinvolte, la sentenza è stata

"frutto, non della valutazione delle prove, ma del giudizio di inverosimiglianza della versione". Non solo, secondo Il Giorno, è stato inoltre puntualizzato come non ci siano state delle prove effettive.

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