Una memoria con i nomi delle persone che, per un motivo o per un altro, avevano avuto a che fare con Pamela Genini, la 29enne uccisa con 76 coltellate dall'ex fidanzato Gianluca Soncin, nel 2025 a Milano. L'ha depositata ieri mattina in Procura a Bergamo, che indaga sul vilipendio del cadavere della ragazza, il suo ex fidanzato, Francesco Dolci, al centro della scena da subito dopo l'omicidio e soprattutto da quando qualcuno si è intrufolando di notte nel piccolo cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, per profanare la tomba di Pamela. L'imprenditore edile di Sant'Omobono, che è stato legato alla ragazza e che sostiene di esserle rimasto accanto da amico per proteggerla da Soncin, si è presentato spontaneamente in Procura accompagnato dal suo avvocato e ha depositato il materiale che spera possa essere utile alle indagini. Non ha incontrato nessun magistrato. Al momento il fascicolo sul vilipendio del cadavere è senza indagati.
Il 14 aprile Dolci era stato sentito per 12 ore dai carabinieri di Bergamo, in qualità di testimone sulla vicenda della profanazione. Un faccia a faccia molto lungo, che fa pensare ad un'attenzione particolare degli inquirenti nei suoi confronti. Nei giorni scorsi, inoltre, a casa del 41enne è stato trovato un capello biondo su una ragnatela in una botola. È stato un inviato di Chi l'ha visto ad individuarlo e ad avvisare gli investigatori. Dolci ha minimizzato, sostenendo che Pamela aveva vissuto in quell'abitazione, quindi la presenza del capello sarebbe «naturale».
All'attenzione dei magistrati c'è un video che ritrae un uomo, in orario notturno, in prossimità del cimitero di Strozza. Una persona che potrebbe avere a che fare con la violazione della tomba.
Per cercare di individuarlo gli inquirenti stanno tracciando il profilo psicologico del profanatore che di notte ha aperto il loculo, poi la cassa, portandosi via la testa della povera Pamela. Chi lo ha fatto doveva avere una vera ossessione per lei.