Il commissariato di via Mecenate, al centro della bufera per il caso Cinturrino, cambia ancora una volta volto. Il dirigente Osvaldo Rocchi, alla guida del presidio da circa un anno e mezzo, è stato trasferito. Il provvedimento arriva in un momento di massima tensione per la questura di Milano e la polizia di stato dopo l'arresto dell'assistente capo Carmelo Cinturrino per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, il 28enne tunisino ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Da lunedì Rocchi sarà in questura, in via Fatebenefratellli, a disposizione del questore Bruno Megale, anche in attesa della prevista ispezione ministeriale al commissariato di Rogoredo.
Rocchi, 57 anni, funzionario con lunga esperienza investigativa in vari uffici milanesi prima di approdare a Mecenate, aveva ereditato una situazione già complessa: la zona tra Rogoredo e Corvetto è da anni sinonimo di spaccio a cielo aperto, degrado e tensioni continue. Il suo arrivo, nel 2024, era stato visto come un tentativo di imprimere una svolta operativa, ma il caso Cinturrino ha travolto tutto. L'assistente capo, in servizio da oltre vent'anni nello stesso commissariato, è accusato non solo di omicidio ma anche di estorsione ai danni di pusher e tossicodipendenti: soldi, droga e protezione in cambio di silenzio e copertura. Proprio su questo fronte il presunto «pizzo» le indagini si stanno allargando. Fonti investigative confermano che gli inquirenti stanno verificando voci e testimonianze su presunte richieste di denaro da parte di Cinturrino anche nella zona Corvetto, confinante con Rogoredo e altrettanto problematica per spaccio e microcriminalità. Si parla di episodi in cui l'agente avrebbe approfittato della divisa addirittura per taglieggiare piccoli spacciatori, forse sfruttando la conoscenza capillare del territorio accumulata in decenni di servizio.
Il trasferimento di Rocchi segue di pochi giorni quello dei quattro colleghi di Cinturrino indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: tutti assegnati ad uffici non operativi della questura, lontani dal commissariato Mecenate. Il questore Megale ha agito con rapidità, su input del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, per «ripristinare fiducia e controllo». Il capo della polizia Vittorio Pisani, in visita in questura a fine febbraio, aveva lanciato un monito chiaro ai dirigenti: più presenza, più controlli, attenzione alle perquisizioni.
La Procura di Milano, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, prosegue le indagini senza sconti: sequestri di cellulari, analisi di tabulati, audizioni di testimoni e pusher.
Cinturrino, dal carcere di San Vittore, ha chiesto scusa in una lettera («Perdonatemi, pagherò il mio errore»), ma nega con forza le estorsioni. La famiglia della vittima Mansouri insiste: non era solo un omicidio isolato, ma il culmine di un «sistema».