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Nove anni senza Giovina: la scomparsa che chiede verità

Nell’anniversario presunto della scomparsa di Giovina Mariano, parla la cugina: “Vogliamo solo sapere cosa le è successo”. Continuano intanto le indagini per omicidio

Ritratto di Giovina Mariano realizzato da Nina Poulsen (per gentile concessione di Margherita Mariano)
Ritratto di Giovina Mariano realizzato da Nina Poulsen (per gentile concessione di Margherita Mariano)
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Dal 2017 sono trascorsi nove anni. Nove anni di un telefono che risulta irraggiungibile. Di un’indagine per omicidio senza un corpo. Di attese, di speranze. Era infatti l’8 marzo 2017 che Giovina Mariano, detta Gioia, sarebbe stata vista per l’ultima volta nel paese in cui viveva, Moscufo, località in cui si era trasferita da Fallo, rispettivamente in provincia di Pescara e di Chieti.

“La cosa che desideriamo è sapere cosa le è successo. C’è un fascicolo aperto per omicidio commesso da ignoti. La cosa più importante sarebbe trovare un corpo: siamo in un limbo in cui non possiamo neppure piangere il nostro lutto. Così non siamo sicuri al 100% di quello che è successo. Però noi sappiamo che la magistratura, che si basa su fatti concreti, è al lavoro: seppure fievole esiste una possibilità che la verità venga fuori”, dice la cugina Margherita Mariano.

Giovina Mariano era una donna single molto comune, una donna che per tutta la vita si era occupata della cura dei famigliari. Fino al 2000 era stata impiegata comunale a Pescara, per poi dimettersi a seguito della morte del padre, che aveva lungamente assistito. “Conduceva una vita routinaria e prevedibile - prosegue la cugina Margherita - perché era una persona posata, razionale e molto affidabile. Non era una persona da colpi di testa e lo hanno confermato le amiche e colleghe, che con lei hanno condiviso la vita lavorativa, gli hobby, i viaggi e le uscite insieme. Chi l’ha frequentata durante tutta la sua vita adulta ha detto che mai e poi mai se ne sarebbe andata senza lasciare un biglietto. Era una persona sulla quale si poteva contare”.

L’ultimo avvistamento, da parte del nipote, è avvenuto appunto l’8 marzo 2017 alle 8 del mattino. La dichiarazione di allontanamento volontario sarebbe stata presentata 42 giorni più tardi, dopo diverse chiamate a un telefono muto. Secondo il nipote, Gioia si sarebbe recata a Milano da amici sconosciuti alla famiglia, per cercare lavoro. Ma a casa avrebbe lasciato tutti i suoi effetti personali, tra cui il bite che usava ogni notte. “È partita senza vendere la casa, senza uno stipendio, senza una pensione. Sembra strano che uno possa sparire così. Se uno vuole sparire in questo modo deve avere un’immensa liquidità”, aggiunge Margherita Mariano.

Che non crede che la cugina possa essersi allontanata volontariamente: “Abbiamo ascoltato tutta una serie di ipotesi, di cui nessuna era verificabile né verificata. A noi sono state dette delle cose, ma niente di questo era verosimile: abbiamo un ricordo molto preciso di Gioia, era leale e attaccata a chi voleva bene. Le ipotesi fantasiose, pseudoromantiche e ambigue sono affabulazioni stratosferiche, una versione inedita di Gioia che non sta né in cielo né in terra. Noi la conoscevamo. È stata raccontata in tv e sui giornali una versione per noi incomprensibile, un personaggio fittizio.

È stato questo a farci reagire: niente combaciava con la realtà”.

L’1 aprile, giorno in cui sarebbe il settantesimo compleanno di Giovina Mariano, i cugini, che non sono nuovi a iniziative di sensibilizzazione, hanno in programma un’iniziativa per ricordarla.

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