In otto finiti sotto la lente: oltre ai cronisti del "Domani" spuntano quattro fantasmi

Sul quotidiano di De Benedetti scrivono tre destinatari del materiale "sensibile" fornito dal finanziere. Ma non è chiaro chi siano e che ruolo avessero gli altri

In otto finiti sotto la lente: oltre ai cronisti del "Domani" spuntano quattro fantasmi
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Praticanti giornalisti o praticanti spioni? Il dubbio è lecito, leggendo quanto sarebbe emerso alla Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone che indaga sul presunto dossieraggio dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto. Scrivono sul Domani tre degli otto indagati a cui il finanziere Pasquale Striano avrebbe consegnato materiale sensibile su decine di politici, vip e sportivi - da Cristiano Ronaldo a Matteo Renzi, allo stesso Crosetto e Fedez - grazie a centinaia di presunti accessi abusivi al database in mano all’Antimafia, non sarebbero iscritti ad alcun albo giornalistico.

Mentre Nello Trocchia e Giovanni Tizian sono cronisti di razza, famosi per le loro inchieste pubblicate anche su altre testate, meno si sa di Stefano Vergine e di Federico Marconi, citato ma non indagato. Ma almeno cinque personaggi avrebbero dunque ricevuto dal finanziere dati sensibili senza essere neanche pubblicisti. A che titolo Striano, ufficiale di polizia giudiziaria in servizio presso la Procura nazionale antimafia con il ruolo di comandante del «Gruppo Sos» (Segnalazione operazioni sospette) avrebbe dato loro il materiale?

La versione del quotidiano diretto da Emiliano Fittipaldi (già finito nello scandalo Vatileaks) è semplice: è mio diritto raccogliere e verificare delle notizie inedite, e, se di interesse pubblico, pubblicarle tutelando le fonti. Fregandosene di come sono arrivate. Ma secondo la ricostruzione di Cantone, a volte effettivamente i cronisti sarebbero stati beneficiari senza richiesta, spesso invece non sarebbe stato il finanziere a fare autonomamente gli accessi illeciti contestati ma erano proprio i giornalisti a chiedere a Striano chi cercare.

Ma che ruolo avevano questi sedicenti cronisti «fantasma»?

Chi sono? Non è chiaro se abbiano o meno collaborato (magari senza firmare) con Il Domani o con altre testate nazionali o locali. Una di loro sarebbe una cronista presente negli elenchi dell’Ordine fino al 2007, Striano invece avrebbe effettuato accessi per quattro sedicenti giornalisti non iscritti ad alcun albo professionale (26 per G.S., 35 per D.C., 5 per S.V., 2 per R.N.) accostati in concorso di reato con il finanziere «in qualità di giornalisti richiedenti informazioni».

Ora, la non iscrizione è a volte un espediente, un escamotage per sottrarsi magari alle rigide regole deontologiche spesso disapplicate e mal sanzionate (Selvaggia Lucarelli, ad esempio, non è più iscritta all’Albo ma continua a collaborare con il Fatto quotidiano) purché la testata sia d’accordo, ma il dubbio sul loro vero ruolo resta. Del loro lavoro giornalistico, secondo la ricostruzione delle agenzie di stampa, non c’è traccia online secondo la Procura. Ma allora perché Cantone li individua come giornalisti-scrittori?

La sinistra, sin da quando è iniziata la questione dei presunti dossieraggi contro personalità quasi tutte vicino al centrodestra (che coincidenza, vero?) si è scagliata contro l’indagine e i sospetti che essa spalanca, agitando proprio il rischio che il sedicente giornalismo «libero» sia minacciato in qualche modo dalle indagini o dal presunto «bavaglio» sulle ordinanze di custodia cautelari che l’esecutivo vorrebbe «impubblicabili» integralmente o in parte ma solo riassumibile. L’ennesima fake news in un contesto torbido, quello di giornalisti buca delle lettere, più o meno in modo consapevole di informazioni attinte in modo illegale da banche dati destinate a combattere la criminalità, non certo alla lotta politica.

E certo stona che l’Ordine dei giornalisti si sia schierato subito a difesa dei giornalisti coinvolti, senza neanche porsi qualche dubbio su questo modus operandi, mentre in passato altri colleghi meno famosi e slegati dalle solite parrocchiette, impegnati magari in controinchieste delicatissime, non hanno ricevuto altrettanta solidarietà dagli attacchi scomposti e sguaiati di colleghi invidiosi odi una parte della magistratura che mal digerisce il loro lavoro.

Chi conosce de Benedetti riferisce di un certo nervosismo dell’Ingegnere, che rischia di venire travolto da un’indagine che potrebbe estendersi anche all’editore, italiano con passaporto svizzero e tessera Pd numero uno, da sempre interessato a condizionare la politica. A pensar male...

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